Ramon Bueno Ardite, dal calcio a 5 al calcio a 11 per seguire un sogno

Ramon Bueno Ardite, fantasista classe ¡84 del Torino, col vizio del gol è arrivato in Italia tre stagioni fa da San Paolo, bacino quanto mai prolifi co di “artisti del pallone”. Il club di destinazione era la Luparense, quanto di meglio non avrebbe potuto trovare. Il tempo di seguire la preparazione e il paulista spicca il volo destinazione Torino. Da allora non ha più cambiato maglia. Sin dalla prima gara si è cucito addosso il numero 5, lasciato vacante, l¡anno del suo arrivo, da un altro brasiliano ex Luparense, Evandro. L¡ha onorata quella maglia, la resa vincente e quando nella stagione successiva l¡amico Evandro è tornato a Torino la numero 5 non l¡ha più trovata.

Un talento il suo, affi nato nel tempo dal lavoro di mister Visconti, suo unico maestro in Italia: “Credo di essere migliorato tanto dal giorno in cui ho messo piede a Torino e di questo non posso che esser grato a Visconti per la pazienza che ha avuto. Non ero in grado di difendere quando sono arrivato. Gol? Quelli non erano un problema ma in Italia se non sei in grado di giocare a tutto campo non vali nulla”. Dopo la fi ne della regular season è arrivato l¡annuncio uffi ciale di una voce che da tempo circolava: Ramon lascia il Torino e il futsal per passare al calcio professionistico.

“I sogni vanno coltivati e anche in questi anni, in cui ho abdicato e dedicato tutte le mie forze al futsal ho continuato ad alternare, nel mio piccolo, calcio e calcetto”. Non sei nato giocatore di futsal. La tua passione e i traguardi più importanti li hai raggiunti nel calcio. “La mia passione è sempre stata il calcio. Il culmine della mia carriera l¡ho raggiunto quando sono entrato a far parte del San Paolo da sempre considerato uno dei club in assoluto più prestigiosi.

Lì mi son reso conto che per sfondare non bastava avere piedi buoni, serviva dedizione e passione. Giocai con Kakà, prima che fosse ceduto al Milan, in molti ci confondevano per una leggera somiglianza. Poi la svolta. Mi è stata data la possibilità di venire a giocare in Europa, in Italia, ma le richieste sono arrivate dal calcio a 5 e così ho preso la palla al balzo, ho attraversato l¡oceano e il resto è storia”. Torino… tante vittorie, sconfi tte: una vetrina. “Torino è la prima città dove ho sofferto di “saudade” ma è anche la città che ha rafforzato la mia scorza morale e la mia voglia di cercare di ottenere sempre di più. Il mio primo anno in Italia mi regalò una doppia convocazione in nazionale azzurra, in un raduno dell¡U21 e subito dopo in uno della nazionale maggiore. Un¡esperienza straordinaria”.

Qual è il tuo ricordo più grande? “Il giro di campo fi nale davanti a un pubblico rispettoso che applaude in piedi: qualcosa di simile la provai nella scorsa stagione a Cagliari, quando vincemmo 3-1. In quella gara segnai una doppietta, il secondo gol fu una punizione da centrocampo che si insaccò all¡incrocio dei pali. Ma gli applausi furono per la squadra, per la convinzione che ci permise di portare a casa i tre punti. In porta andò il nostro mister, Visconti, tutti i portieri e r a n o fuori e non c¡era no cambi a disposizione. In campo per il Torino c¡erano solo Under 21: io, Felipe, Vinicius e Juliano. Il Cagliari era al completo. Al suono della sirena tutto il palazzetto si alzò in piedi ad applaudirci. Sono queste le cose belle dello sport!”. Dov¡è il tuo futuro? “E¡ presto per dirlo, sto valutanto diverse possibilità che mi si sono presentate non è detto che rimanga in Italia, pur essendo ciò che vorrei. L¡offerta più allettante arriva dalla Germania".


Domenico Carella