L´AVVERSARIO: da due anni sempre al vertice

Due anni per uscire da un incubo. Due anni per tornare nella categoria che giusto poco tempo prima andava persino stretta ma che, alla luce degli avvenimenti catastrofici prodottisi come in un tunnel che sembrava senza fine, ora appare persino alla stregua di un figliol prodigo ritrovato. Due anni per iniziare di nuovo a sognare e provare a ritrovare un pubblico duramente segnato dagli eventi.

La Lucchese Libertas 1905, dopo il fallimento sportivo e giudiziario di due estati fa, alza di nuovo la testa e grazie a un’accorta ma ottima gestione riesce a ritrovare la serie C1 dopo esser ripartita dall’inferno della serie D. Due campionati giocati dal gruppo guidato da mister Giancarlo Favarin, e sapientemente costruito dal diesse Paolo Giovannini, sono bastati per risalire, alla grande, le due categorie. La Lucchese ha stravinto prima il campionato di serie D, poi quello di Lega Pro 2 aggiudicandosi il primo posto in entrambi i casi con largo anticipo, grazie a un gruppo di giocatori che della compattezza e del gioco di squadra ha fatto il suo emblema. Una cavalcata trionfale che dura ininterrottamente dall’ottobre 2008: da allora la squadra rossonera è costantemente in testa nei campionati che ha disputato. Una cavalcata che ha permesso di vincere anche pochi mesi fa la Supercoppa di Lega Pro 2 contro la Juve Stabia.

Merito primo della rinascita, indubbiamente, è da ascrivere all’attuale dirigenza costituita dagli imprenditori edili Giuliani e Valentini. Gente seria, che ha saputo mettere alle spalle tre anni turbolenti nei quali, sotto la gestione del businessman armeno-siriano Foudi Hadj, la Lucchese aveva sfiorato la serie B – inseguita ormai da oltre un decennio – ma si era ritrovata poi con i libri in tribunale oppressa da un gravame debitorio valutabile nell’ordine di parecchi milioni di euro. Una storia che ha lasciato il segno, prima di tutto negli sportivi lucchesi che ancora continuano a avere nella memoria le splendide annate di serie B con Corrado Orrico in panchina, proprio mentre il Foggia di Zeman volava nell’olimpo del calcio.

Le prospettive per tornare a sognare ci sono, come del resto testimoniano i fatti e le due promozioni consecutive. L’attuale compagine societaria sta, di concerto con il Comune, provando a rilevare la gestione dello stadio Porta Elisa per 99 anni, per riammodernarlo, coprirlo interamente e costruire nel suo perimetro esterno spazi destinati ad attività commerciali. Se tutto andrà nel verso giusto – e nelle acque tempestose della politica non c’è mai da essere del tutto tranquilli – la Lucchese nel giro di due-tre anni potrebbe trovarsi all’avanguardia del calcio italiano, con un progetto di stadio di proprietà che consentirebbe di raccogliere le risorse necessarie al sostentamento dell’atttività sportiva. Un progetto sbandierato da molti, ma che in realtà solo la Juventus e la Lucchese sono vicini a realizzare.

Accanto alla solidità societaria, la solidità della squadra. Che ha fatto del gruppo la sua forza maggiore, nonostante i giocatori arrivati a Lucca due anni orsono ormai si possano contare su una sola mano. Giovannini e Favarin hanno saputo sostituire pezzo per pezzo la squadra smontandola di volta in volta ma migliorandola e facendo sempre leva sulle motivazioni dei singoli da riversare nel gruppo. Niente acquisti di grido, niente prime donne, niente ingaggi pesanti. Solo tanto lavoro e sudore da condividere. Con la certezza di ricevere lo stipendio a fine mese e di trovare un ambiente sano, per certi versi familiare. Sono arrivati così i due trionfi e così è stata costruita anche la squadra che ha iniziato l’avventura in Lega Pro 1.

La campagna estiva ha visto arrivare parecchi giocatori, alcuni attraverso grandi club come Schenetti dal Milan e Costantini dal Genoa. Giovani sui quali la società rossonera è pronta a scommettere. Gente vogliosa di mettersi in mostra. La ciliegina del mercato è stata però l’acquisto del centravanti Alessandro Marotta, di proprietà del Bari ma l’ultima stagione al Gubbio, dove ha realizzato una carrettata di gol. Marotta già dalle prime uscite ha fatto vedere il suo valore – è un giocatore tecnico, scaltro, combattente - e in coppia con Grassi e Biggi forma un tridente davvero completo là davanti. E’ infatti l’attacco il punto di forza dei rossoneri lucchesi, anche grazie alle numerose alternative su cui può contare mister Favarin. Un trainer pragmatico, pronto a cambiare modulo qualora serva - anche se privilegia la difesa a tre - , un tipo tosto e coraggioso. Che dice pane al pane e vino al vino e che, come un po’ tutti da queste parti, ha una voglia matta di spaccare il mondo e dimostrare il suo valore dopo alcuni anni appannati. Un difetto della squadra? Che a volte si specchia troppo, quasi come un pugile che si accontentasse di colpire ma non stendere l’avversario. Un aspetto che, naturalmente, manda in bestia Favarin. E che anche domenica scorsa con il Barletta si è manifestato: quella contro i biancorossi era una gara che la Lucchese poteva, per gioco e occasioni, chiudere largamente nel primo tempo, e invece ha dovuto penare sino a pochi minuti dalla fine per poter segnare i primi tre punti in classifica.
Capitolo formazione. Favarin da quest’anno ha deciso, contrariamente al passato, di non comunicare alla vigilia la formazione che schiererà. E quindi non è semplice intuirne le mosse. Sia perché la rosa dei potenziali titolari è ampia, sia perché sulla scelta pesa la decisione se schierare o meno i due under 21 per accedere ai contributi federali. Fatte queste premesse, proviamo ad avventurarci nel toto-formazione, che potrebbe essere non troppo dissimile dal seguente 3-4-3: Pardini, Baldanzeddu, Bertoli, Mariotti, Petri, Costantini, Carloto, Michelotti, Biggi, Marotta, Grassi.

Fabrizio Vincenti
www.gazzettalucchese.it


La Redazione