Lecce ostaggio delle cessioni: il mercato in entrata è bloccato

Il Lecce si è visti soffiare, in ordine, Lamanna dallo Spezia e Mazzotta dal Palermo, mentre vi scriviamo magari anche Salvi oppure altri nomi che nei giorni scorsi sono stati accostati ai giallorossi e il cui arrivo è stato dato per assodato.

In effetti era così. Il Lecce aveva trovato l’accordo per Mazzotta e Lamanna, nello specifico, e li aveva tenuti in stand-by perché 32 calciatori in Rosa (più eventuali giovani) sono troppi, considerando che almeno la metà dovranno andare via, quindi prima le cessioni.
PRIMA LE CESSIONI

Da euforici per la promozione a depressi per il mercato (al momento) insoddisfacente è un attimo. I tifosi sono impazienti di vedere nascere il nuovo progetto tecnico ma rischiano di dover aspettare e anche tanto.

Come abbiamo scritto, prima bisogna cedere qualcuno per evitare di allungare la Rosa. E badate bene che non è una questione di soldi perché trattenere dei giocatori in esubero e intanto anticipare l’acquisto dei loro sostituti varrebbe come un segnale inequivocabile lanciato alle altre Società: sono costretti a cedere, svenderanno pur di farlo. Così è stato già negli anni scorsi e così è da quando esiste il calcio.

A 12 giorni dall’apertura del mercato e a due mesi inoltrati dalla fine del campionato, Meluso, con il consenso della Società, è rimasto impantanato in alcune scelte del passato. O meglio, degli ingaggi concessi ai calciatori. Non tutti ma quasi.

I giallorossi pur di andare in B avrebbero venduto l’anima al diavolo e sotto questo aspetto così è stato, considerando come diavolo i calciatori che in sede di contrattazione hanno strappato cifre importanti. Il fatto è che ci si è strappati i capelli per calciatori di Serie C – forti per la categoria – che oggi hanno ingaggi di Serie B. Per andare via questi calciatori pretenderanno l’incentivo all’esodo perché non solo questi contratti si sono rinnovati automaticamente ma in molti casi sono anche aumentati come ingaggio.
IL CASO CIANCIO COME ESEMPIO

Un caso concreto potrebbe essere quello di Simone Ciancio (clicca qui per conoscere il suo contratto), biennale nel 2016 con rinnovo in caso di promozione in B. La cessione gratuita di Ciancio al Catania potrebbe avere addirittura gli ennesimi risvolti negativi per le casse del Lecce, nell’ambiente filtrano notizie poco confortanti e si parla di un incentivo all’esodo pari a quasi 90 mila euro in favore del difensore giallorosso. Potremmo sbagliarci e dunque se la società volesse smentire siamo pronti a fare un passo indietro.

Insomma, Meluso parrebbe essere costantemente sotto lo scacco dei suoi calciatori e l’aspetto relativo alle cessioni sembra essere una grossa macchia sul suo operato da quando è in giallorosso. Il caso di Agostinone è quello più eclatante ma poi si ricordano anche Benassi, Contessa, Herrera, Vitofrancesco, Abruzzese, Camisa, Vinetot, Carrozza, De Feudis e Freddi, quasi tutti calciatori che sono stati “incentivati” ad andare via oppure a cui il Lecce ha dovuto contribuire a pagare parte dello stipendio una volta andati via, e questo pur facendo parte della stessa categoria. Il caso di Turchetta alla Casertana è emblematico in tal senso.
50 SFUMATURE DI LECCE

Bravissimo nel chiudere le trattative in acquisizione, Meluso aveva portato come risultati utili i probabili contratti di Mazzotta, Lamanna, Salvi, Germoni e Palombi. Se l’ultimo è già arrivato ed il penultimo in dirittura d’arrivo, gli altri sono definitivamente sfumati o quasi.

Quando si trova l’accordo che dev’essere soltanto ratificato è difficile pensare che un altro club abbia superato l’offerta del Lecce e dunque abbia fatto cambiare idea al calciatore. Ma tutto può essere, anche che sia avvenuto proprio questo. Dunque, intanto, viene facile pensare che l’accordo sia stato raggiunto solo sulla parola. Secondo, l’eccessivo temporeggiare del Lecce ha innervosito i calciatori che alla fine hanno accettato la proposta di una squadra magari più blasonata e magari più generosa. Sfuma di qua, sfuma di là, alla fine il Lecce è costretto a rivedere tutte le strategie.
STRATEGIE DI MELUSO O DI LIVERANI?

Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda le strategie di mercato. Comodamente in conferenza stampa viene detto “strategie comuni tra DS, Società e allenatore”, generando quella confusione necessaria e sufficiente a creare le scappatoie giuste da utilizzare al momento giusto.

I fatti dicono altro. I fatti dicono che Meluso è stato a volte autonomo e a volte mero esecutore. Direte che è normale, diremmo non sempre. Negli anni passati ha alternato le sue scelte – gli Arrigoni, i Vutov, gli Tsonev ed i Ciancio – alle scelte degli allenatori e qui torniamo a bomba su Agostinone ma anche Di Matteo nel caso di Rizzo e Saraniti nel caso di Liverani per fare degli esempi. Ci può stare tutto nel calcio ma è chiaro che questo modo di operare ti porta sempre a rivoluzionare le squadre ogni volta che c’è un cambio tecnico in panchina perché a fondamento di una stagione non c’è mai un progetto tecnico in base al quale vengono scelti calciatori e tecnici, semmai accade il contrario.

Certo il caso di questa stagione è particolare perché c’è di mezzo un salto di categoria ma le premesse non sembrerebbero essere confortanti. Ad oggi questo mercato ha prodotto Chiricò (scelta di Meluso), Falco (probabilmente per i buoni rapporti Sticchi-Fenucci), il mancato acquisto di Perucchini a zero (non voluto chissà da chi, crediamo da Liverani-Meluso), Pettinari e Palombi suggeriti da Liverani. Saranno strategie anche queste ma se un domani Liverani dovesse lasciare la panchina giallorossa ci aspetterà un’altra rivoluzione nel mercato successivo.
FARE LA DIFFERENZA

E Meluso che ci sta a fare? Ci aspettiamo da lui il salto di qualità. La sua figura non deve essere soltanto quella di mero esecutore ma, potremmo dire in gergo calcistico, di fantasia. Il calcio non è matematica: con i Tesoro i soldi non hanno fatto la differenza mentre a Cosenza Trinchera ha vinto un campionato spendendo 4-5 volte meno del Lecce di quest’anno e con soli 11 over in squadra, anche se soltanto attraverso i playoff. Ma non vogliamo fare paragoni, questo è soltanto un modo per dire che si può operare bene senza far spendere milioni alla tua società.

E veniamo all’altro nodo: il direttore sportivo deve fare da contraltare alle esigenze societarie per il bene di tutti, cercando di consigliare per il meglio, anche nel medio futuro. La differenza la fanno le idee e la programmazione, le conoscenze e le strategie, perché ad andare a prendere i calciatori dall’aeroporto ci pensa già Claudio Vino…

fonte: pianetalecce.it


Francesco Ricci