CHI HA FATTO BENE E CHI NO: CRISTIAN AGNELLI

scritto da Piero Colangelo
Match Analyst FIGC, SICS , PANINI
Allenatore UEFA B
Osservatore Scout R.O.I.

Un giorno, dialogando con Gini Dimitri, uno dei più valenti talent scout italiani, per anni braccio destro di Pantaleo Corvino oltre che capo osservatore di società come il Lecce e la Juventus, mi parlò proprio di Cristian Agnelli. Ancora giovanissimo passò dal Foggia al Lecce ed il buon Gino lo ricorda come il ragazzo più meticoloso ed attento che abbia mai conosciuto. Amava pulire e lucidare da solo le sue scarpette da calcio ed era sempre l’ultimo a lasciare il campo di gioco. Grande era soprattutto il suo impegno diretto a migliorare le competenze tecniche e tattiche. Cristian non verrà mai ricordato dai tifosi foggiani per la qualità del suo destro, ma certamente nessuno potrà mettere in dubbio la dedizione ai colori rossoneri, sempre dimostrata in campo e fuori.
Dopo aver dato i primi calcio nei pulcini di Pirazzini, entrò nei ranghi delle squadre giovanili del Foggia calcio facendo tutta la trafila sino ad esordire in prima squadra. Fu così notato da Pantaleo Corvino che lo portò a Lecce insieme all’altro talento purtroppo mai espressosi, Mattioli. I due ex foggiani furono determinanti per i successi del Lecce Primavera che proprio in quegli anni vinse lo scudetto. Agnelli fu apprezzato anche dal selezionatore delle nazionali giovanili Paolo Berrettini che lo convocò 4 volte nell’under 19 e 6 nell’under 20. Vinse nel 2003 il campionato europeo under 19 avendo come compagni di squadra calciatori del calibro di Giorgio Chiellini, Alberto Aquilani, Raffaele Palladino e Giampaolo Pazzini.
Nella stagione 2003/04 Il Lecce lo diede in prestito al Verona in serie B dove disputò un primo anno molto positivo collezionando 24 presenze. Non aveva ancora 19 anni e vi era come allenatore l’ex foggiano Salvioni. Il ragazzo sembrava destinato ad una importante carriera, ma poco positivo fu il secondo anno nella città scaligera e quello successivo a Catanzaro, tanto da finire in C, alla Juve Stabia, nel campionato 2005/06. D’allora solo tanto impegno in campo e onesti campionati senza particolari bagliori in varie squadre del sud Italia, tra serie C1 e C2. Il calciatore, che tanto aveva impressionato nei campionati giovanili sino a vincere il premio messo in palio dal Guerin Sportivo come miglior calciatore della fase finale del campionato primavera 2002/3 , stazionava ormai nella mediocrità della terza e quarta serie.
Nel 2010, lo stesso Lecce che ancora deteneva la proprietà del cartellino si liberò dello stesso ed Agnelli ritornò a Foggia a titolo gratuito senza brillare in modo particolare. Dopo altri due campionati molto anonimi a Barletta e Ferrara con la Spal, Agnelli decise di ricominciare la sua carriera a Foggia in piena maturità calcistica ripartendo dalla D nella nuova società fondata a seguito del fallimento della gestione Casillo bis. Senza dubbio il ritorno in Capitanata ha rappresentato la svolta decisiva della sua carriera. Impiegato come classico motorino di centrocampo, capace di macinare tanti km e coprire zone molto ampie di campo, il capitano ha saputo conquistarsi la stima e l’apprezzamento di tutti gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina del Foggia. Lo stesso De Zerbi lo ha definito più tardi, il calciatore maggiormente intelligente tatticamente che lui abbia mai allenato. Non è un caso che nella stagione 2015/16, proprio sotto la guida dell’allenatore bresciano, Cristian realizzò il massimo bottino di reti, ben 6 , molte delle quali partendo tra le linee in modo da sorprendere così le difese avversarie.
Quest’anno probabilmente il calciatore ha pagato il peso dei suoi 35 anni. Solo 16 presenze da titolare e nemmeno una rete realizzata. Agnelli è, in tante partite, apparso meno brillante e lucido rispetto alle annate precedenti. Venendo a mancare la brillantezza atletica, sono maggiormente emerse alcune sue carenze tecniche. Il calciatore ha comunque continuato ad essere “l’uomo spogliatoio”, sempre pronto ad incitare ed incoraggiare la squadra anche dalla panchina.
Appaiono pertanto ingenerose le critiche e le contestazioni di una frangia della tifoseria che, giustamente imbufalita da ciò che è stato l’epilogo in campo e fuori del club rossonero, si è scagliata in modo particolarmente feroce contro il capitano. Probabilmente le strade del nuovo Foggia e del suo vecchio capitano si divideranno, ma forse la sua esperienza ed il suo carisma potrebbero essere una variabile positiva del Foggia che sta per nascere.


Piero Colangelo