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sabato , 17 Ottobre 2026
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Di Bari saluta il calcio: “Con Zeman era il massimo”

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Vi riportiamo di seguito un´intervista pubblicata stamani sulla ´Gazzetta dello Sport´ a Giuseppe Di Bari, ex difensore del Foggia che ha vissuto tre momenti diversi della storia rossonera (Zemanlandia, promozione con Marino e la stagione 04´-05´), e che domenica scorsa ha disputato la sua ultima da gara da professionista con la maglia del Manfredonia.

“Ho vissuto un sogno” dice Giuseppe Di Bari, che domenica scorsa, a 36 anni, si è ritirato dopo venti stagioni di calcio. “Ho chisuo a Perugia con la maglia della mia squadra della mia città, il Manfredonia, e con la fascia di capitano. Un emozione in più perchè in quello stadio avevo segnato il mio unico gol col Foggia (stagione 1995-96, ndr). Il momento più intenso? Al fischio finale, ho sentito un vuoto dentro di me”.

Giuseppe Di Bari tra Foggia e Manfredonia. Tra il sogno di fare il calciatore e la favola di Zemanlandia: “Sono nato a Foggia, anche se su qualche almanacco c´è scritto a Manfredonia, che però è la città dove ho vissuto”. Comincia a inseguire il pallone, perchè suo padre Donato allena il Manfredonia dopo averci giocato da difensore centrale, che è poi il timbro di famiglia: “Mi piaceva scendere in campo, giocare, non pensavo di far carriera. Poi sono arrivati i campionati alla Salvemini, seguendo mio padre. A 15 anni un provino all´Inter, ma Mario Corso mi boccia. Torno a Manfredonia, gioco e studio. A 18 anni mi vuole il Bisceglie, ma devo prendere il diploma da ragioniere. Un anno dopo, mi rivogliono e ci vado”.

A Bisceglie, in C2, quattro campionati, 1991-92 l´ultimo, quando lo va a vedere Peppino Pavone, d.s. del Foggia di Zeman. “So che mi faceva seguire anche da Delio Rossi, che allenava la Primavera del Foggia. Mi vengono ancora i brividi pensando al giorno in cui andai a firmare in via Torelli. Andai assieme a Di Biagio. Non mi sembrava vero di essere un giocatore del Foggia e di passare direttamente dalla C2 in A. I primi giorni di ritiro non riesco a parlare davanti a Zeman: il suo carisma mi blocca.Alla prima di campionato, a San Siro, contro il Milan. Nel prepartita, mi ritrovo in palestra al fianco di Gullit e Van Basten, mi manca il respiro. Debutto da titolare, alla Scala del calcio: mi sembra tutto incredibile”.

Il Foggia, la Juventus battuta allo Zaccheria (“Che bello quello stadio pieno”), i duelli con tanti campioni (“Savicevic ti fregava in un attimo, Baggio un fenomeno, ma io temevo soprattutto Ganz, che non era un campione, eppure dava sempre problemi”), tre anni di serie A. “Che delusione la retrocessione in B del 1995”. Altre due stagioni col Foggia in B, il divorzio nel 1997 (“Andò via Pavone, arrivo Galli e capii che l´aria era cambiata”), poi Treviso e Savoia in B. Nel 2001 il ritorno a Manfredonia in serie D. “Avevo avuto dei problemi fisici e dovevo ricominciare”. Nuova tappa a Foggia, in C2, con promozione. Parentesi a Tivoli e lo scorso anno a Foggia, dove ho raccolto un recordo molto personale: l´unico rossonero ad aver giocato in A, B, C1 e C2. E quest´anno a Manfredoni. “Quattro presenze. Si, avrei potuto dare di più, ma è il momento di chiudere”.

Due nomi. “Devo molto a Paolo Lombardo, mio allenatore a Bisceglie. E a Zeman: nel suo modulo i difensori centrali sono quelli che rischiano di più, ma lui mi diceva di pensare prima di tutto a giocare la palla”. Il futuro: “Ho un diploma Isef. Mi piacerebbe lavorare in una scuola calcio”. Un presente che brilla anche senza pallone: “Sto vivendo una bellissima storia d´amore. Sì, potrei sposarmi”. E Foggia e Manfredonia? “Sono le due mie squadre del cuiore. Spero che nella prossima stagione possano lottare a bracceto per la promozione in B”. Uno sguardo al passato. “Se Pavone non fosse passato a vedermi nel Bisceglie? Sarei rimasto un giocatore di C2 a vita” sussurra Giuseppe Di Bari, con la serenità di chi non si è fermato a sognare.

Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Nicola Berardino

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