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domenica , 25 Ottobre 2026
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Caramanno: “Foggia, devi essere cinico”

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Per la festa del Fog­gia, se festa ci sarà come spera tutta la città, si è prenotato un ospite speciale. Un personaggio carismatico d´altri tempi mai di­menticato e ancora amato e sti­mato dai foggiani. Un uomo san­guigno. Genuino. Serio. Onesto fino all´osso.
Un bravo allenatore che durante la sua carriera di campionati ne ha vinti nove (set­te in serie C) e che ora, a 67 anni ben portati, si gode la pensione facendo il nonno felice nella sua Piana degli Albanesi, la ridente cittadina in provincia di Palermo dove si producono i migliori can­noli siciliani e dove suo figlio Gaetano è stato appena rieletto sindaco.
CUORE ROSSONERO – Per quei pochi che non l´avessero ancora intuito, stiamo parlando di Pino Caramanno, rimasto molto lega­to al Foggia e ai foggiani: “A Fog­gia, oltre al ricordo della promo­zione in B, ho lasciato un pezzo del mio cuore. La gente mi sti­mava e mi voleva bene, per que­sto tifo Foggia di cui la domenica è il primo risultato che guardo. E domenica anch´io, come tutti i foggiani, sarò incollato al televi­sore a trepidare e tifare. Foggia è una grande piazza, ha un pubbli­co fantastico, una bomboniera per stadio e non merita di pena­re in serie C, soprattutto adesso che c´è finalmente una società seria, solida e ambiziosa”.
GRANDE ARTEFICE – Era stato proprio Pino Caramanno l´arte­fice dell´ultima promozione in B del Foggia con i fratelli Casillo al timone della società e con Pavo­ne in serie D. Diciotto anni fa. I play off non ancora erano stati istituiti, ma anche allora la squa­dra dovette combattere fino al­l´ultimo istante dell´ultima gior­nata per coronare il sogno. Era il 4 giugno del 1989. Il Foggia andò a giocarsi la serie B (sul neutro di Trapani per l´indisponibilità della Favorita) contro il Palermo che lo tallonava a due punti.
A quell´epoca duemila foggiani seguirono la squadra, altri 20 mi­la erano sugli spalti dello Zac­cheria ad ascoltare la radiocro­naca del mitico Peppino Baldas­sarre. Una maligna punizione di Barone portò in vantaggio i ros­soneri, subito dopo rimasti in dieci per l´espulsione di Coppola. A un quarto d´ora dal termine il Palermo pareggiò con Auteri e doveva assolutamente vincere per assicurarsi lo spareggio con lo stesso Foggia. Ma la partita fi­nì 1-1 con i rossoneri in trionfo.
“Quante emozioni, quanti brividi e quante sofferenze, quel giorno. Un ricordo indelebile, mi viene la pelle d´oca quando ci penso”, dice Pino Caramanno con parole mielose.
SAGGIO CONSIGLIO – Ma torniamo ai giorni nostri e alla finale con l´Avellino. Caramanno, lei che ha tanta esperienza ed ha vinto no­ve campionati, quale consiglio suggerisce al Foggia di D´Adde­rio per non gettare alle ortiche la mezza promozione conquistata con la vittoria allo Zaccheria?
Alla velocità del pensiero, la ri­sposta: “La squadra deve gioca­re senza pensare di aver vinto la prima gara, come se quel successo non ci fosse mai stato. Sarebbe un imperdonabile errore se facesse calcoli. Deve invece pensare in grande, inseguire la vittoria con coraggio, senza pau­ra. Ecco, la paura deve avercela l´Avellino costretto com´è a gio­care da disperato. E allora il Foggia dev´essere bravo e cinico nel sapergli dare il colpo di gra­zia”.
Fonte: Corriere dello Sport

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