Per la festa del Foggia, se festa ci sarà come spera tutta la città, si è prenotato un ospite speciale. Un personaggio carismatico d´altri tempi mai dimenticato e ancora amato e stimato dai foggiani. Un uomo sanguigno. Genuino. Serio. Onesto fino all´osso.
Un bravo allenatore che durante la sua carriera di campionati ne ha vinti nove (sette in serie C) e che ora, a 67 anni ben portati, si gode la pensione facendo il nonno felice nella sua Piana degli Albanesi, la ridente cittadina in provincia di Palermo dove si producono i migliori cannoli siciliani e dove suo figlio Gaetano è stato appena rieletto sindaco.
CUORE ROSSONERO – Per quei pochi che non l´avessero ancora intuito, stiamo parlando di Pino Caramanno, rimasto molto legato al Foggia e ai foggiani: “A Foggia, oltre al ricordo della promozione in B, ho lasciato un pezzo del mio cuore. La gente mi stimava e mi voleva bene, per questo tifo Foggia di cui la domenica è il primo risultato che guardo. E domenica anch´io, come tutti i foggiani, sarò incollato al televisore a trepidare e tifare. Foggia è una grande piazza, ha un pubblico fantastico, una bomboniera per stadio e non merita di penare in serie C, soprattutto adesso che c´è finalmente una società seria, solida e ambiziosa”.
GRANDE ARTEFICE – Era stato proprio Pino Caramanno l´artefice dell´ultima promozione in B del Foggia con i fratelli Casillo al timone della società e con Pavone in serie D. Diciotto anni fa. I play off non ancora erano stati istituiti, ma anche allora la squadra dovette combattere fino all´ultimo istante dell´ultima giornata per coronare il sogno. Era il 4 giugno del 1989. Il Foggia andò a giocarsi la serie B (sul neutro di Trapani per l´indisponibilità della Favorita) contro il Palermo che lo tallonava a due punti.
A quell´epoca duemila foggiani seguirono la squadra, altri 20 mila erano sugli spalti dello Zaccheria ad ascoltare la radiocronaca del mitico Peppino Baldassarre. Una maligna punizione di Barone portò in vantaggio i rossoneri, subito dopo rimasti in dieci per l´espulsione di Coppola. A un quarto d´ora dal termine il Palermo pareggiò con Auteri e doveva assolutamente vincere per assicurarsi lo spareggio con lo stesso Foggia. Ma la partita finì 1-1 con i rossoneri in trionfo.
“Quante emozioni, quanti brividi e quante sofferenze, quel giorno. Un ricordo indelebile, mi viene la pelle d´oca quando ci penso”, dice Pino Caramanno con parole mielose.
SAGGIO CONSIGLIO – Ma torniamo ai giorni nostri e alla finale con l´Avellino. Caramanno, lei che ha tanta esperienza ed ha vinto nove campionati, quale consiglio suggerisce al Foggia di D´Adderio per non gettare alle ortiche la mezza promozione conquistata con la vittoria allo Zaccheria?
Alla velocità del pensiero, la risposta: “La squadra deve giocare senza pensare di aver vinto la prima gara, come se quel successo non ci fosse mai stato. Sarebbe un imperdonabile errore se facesse calcoli. Deve invece pensare in grande, inseguire la vittoria con coraggio, senza paura. Ecco, la paura deve avercela l´Avellino costretto com´è a giocare da disperato. E allora il Foggia dev´essere bravo e cinico nel sapergli dare il colpo di grazia”.
Fonte: Corriere dello Sport
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