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giovedì , 5 Novembre 2026
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Lega Pro, non chiamatela lega inferiore: la rinascita

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Non tutto il male viene per nuocere: mai l´ex Serie C era stata cos� ricca

Quando l´ex Serie C � diventata Lega Pro si � pensato subito al solito spezzatino che avrebbe ammazzato le leghe inferiori. Cos� per la verit� � stato nell´immediato, ma poi � accaduto un qualcosa che aveva ovviamente effetti devastanti per le rispettive piazze, ma che un domani (oggi) avrebbe fatto molto bene all´intero movimento. Tante societ� fallite, alcune di queste anche condannate, destinate a ripartire dai bassifondi del calcio non professionistico e dilettantesco. Quanto ne viene fuori � un raggruppamento di nobili decadute che hanno scritto pagine di storia della Serie A, e non solo. Calcioscommesse, bancarotta, cattive gestioni: tanti i motivi per cui oggi, ad esempio, si viene a formare un Girone C dal forte sapore di A. Lecce, Catania e Reggina sono solo alcune delle nobilissime decadute militanti in Lega Pro, ma voltando lo sguardo agli altri gironi troviamo societ� come Siena, Messina e soprattutto Parma, che hanno incantato i palcoscenici italiani a cavallo fra anni ´90 e nuovo millennio.
La crescita della Lega Pro non � ovviamente dovuta solo a questo, ma di conseguenza si son mossi di pari passo diritti tv e sponsor che hanno creato un giro di danaro come da decenni non si vedeva nelle categorie inferiori italiane. Un confronto che anche a livello di infrastrutture farebbe invidia persino ad alcuni dei maggiori campionati europei, con stadi come lo Iacovone, il Granillo, il Massimino, il Via del Mare o il Tardini dalla capienza media degna di una Ligue 1 o Premier League. L´Italia non a caso � seconda solo alla Bundesliga, per quanto concerne il numero di capienza media degli impianti nel Vecchio Continente: peccato che da contraltare vi sia il dato del numero di spettatori, all´ultimo posto fra i top campionati europei, come illustra un report pubblicato su sports.bwin.it.


Una statistica che purtroppo trova conferma anche nella Lega Pro, con grandi stadi, ma numeri relativamente bassi: basti pensare ad uno Zaccheria che con una media di 10 mila spettatori riapre meno della met� della capienza massima. O il vecchio Cibali di Catania, 8 mila di media per uno stadio che potrebbe contenerne fino ad almeno tre volte di pi�, o il Granillo della Reggina: 4 mila di media (sebbene si trattasse di Serie D), per uno stadio che potrebbe ospitarne 6 volte di pi�, come minimo. Se andiamo a guardare il numero di tutto esaurito, si segue esattamente la media della Serie A: essa presenta il dato pi� basso di tutta Europa, sempre analizzando i maggiori campionati del continente.
La Lega Pro resta di sicuro una nuova frontiera per il calcio italiano, a livello economico ma anche tecnico: il fallimento di tante societ� ha costretto i dirigenti a puntare forte sui vivai, sempre fiorenti in societ� di blasone soprattutto nel mezzogiorno. Un lavoro che nel giro dei prossimi anni potrebbe dare frutti molto importanti, sia a livello di club che di Nazionale.

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