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martedì , 6 Ottobre 2026
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La solitudine del tifoso foggiano 

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Il cielo è imbronciato. Sputa malinconia. Come l’umore del popolo foggiano. Nessuna paura, sia chiaro. La scorza dura è stata forgiata da “secoli” di resilienza! Non sarà certo una conferenza (quasi surreale peraltro, almeno nella forma!) a spaventare. L’hincha rossonero vive l’inferno ogni giorno. Quando combatte con le asprezze sordide della vita. Altro che scadenze del 16 aprile… Le parole minacciose di un patron ai saluti non minano il suo sentimento. Il tifoso del Foggia è solo. Da sempre. È l’unico custode di una passione su cui non transige. Oggi non ha più un presidente. Perché quello che era in carica si è dimesso annunciando la chiusura della borsa. Con effetto immediato. Non più un euro della famiglia Canonico sarà versato nel club. 

Il tifoso del Foggia è solo. Non ha più una squadra. Le prestazioni balneari dell’ultimo mese lo hanno sacramentato. L’urlo di rabbia dei supporter a Biella echeggia ancora. Sbeffeggiati dalle riserve dei bambini Next Gen. E poi umiliati da una Casertana un paio di partite prima vicina al collasso! Il tifoso del Foggia è solo. Ha scoperto di non avere più neppure un dipartimento tecnico. Leone è scomparso. Zauri resta lì perché tanto – anche se si dimettesse – verrebbe mantenuto per forza d’obbligo e d’inerzia. Il tifoso foggiano è solo. Si attende parecchio – a torto o a ragione – dal tessuto economico di città e provincia. E dall’amministrazione comunale! Chissà se verrà ancora una volta deluso. Il Foggia è vendibile. Le condizioni sono state dettate. Se ci saranno margini di trattativa sarà il futuro (speriamo molto prossimo) a dirlo.

Il tifoso foggiano è solo. C’è chi preferirebbe l’Eccellenza alla prosecuzione di questa gestione o a una soluzione pasticciata. Sarebbe l’abbandono dei patimenti. La ricerca del vuoto. Per creare l’ennesima saga da raccontare. I sobborghi più periferici da invadere con sciarpa e bandiera! Il profumo del niente con cui alimentare un sentimento irrazionale e a volte pure “ingannevole”! C’è chi invece punta sul mantenimento della categoria per rendere un po’ più appetibile una cassa senza tesoro. Una società che non ha proprietà. Con però una ricchezza immensa. Il cuore della sua gente. Un discorso romantico, sdolcinato, smielato, quasi mellifluo… Ma terribilmente vero. Mai come adesso il tifoso del Foggia è l’unico patrimonio di un sodalizio dalla storia tempestosa. Con i suoi ricordi. Le sue emozioni. Le tragedie greche da portare a teatro. Incredibile, può accadere di nuovo! La voce non vuole tacere e lo sguardo resta fiero e roccioso!

La frattura è oramai insanabile. Perché si è arrivati al punto di non ritorno? Ognuno può accampare ragioni. Il presidente meno degli altri. Semplicemente perché è il presidente. Onori e oneri. Lui ha scelto e molto spesso ha sbagliato. Però ha messo i soldi e ora chiede il conto. Esoso. Troppo? Lasciamo ai contabili la risposta! C’è però una considerazione da fare. Il Foggia non è mai cresciuto. Le criticità strutturali (su tutte il campo di allenamento, una vicenda da “girone dantesco”) sono rimaste. Più di una volta l’improvvisazione l’ha fatta da padrona. La comunicazione (e non ci riferiamo certamente all’ufficio stampa!) è stata latitante quando non dannosa. Ripercorrere i quattro anni di gestione – ad esempio – non citando gli abbagli Somma o Coletti-Vacca è parso francamente esercizio da prestigiatore dialettico. 

L’analisi – però – non può essere obiettiva senza menzionare la squadra. I giocatori hanno deluso. Profondamente. Inevitabilmente protetti dalla montante contestazione a Canonico, sono evaporati. Si sono impauriti e impigriti. Si sono lasciati travolgere dalle onde invece che provare a risalire con furore la china! Il primo responsabile era ed è ovviamente il patron. Anche per una colpevole assenza che lui stesso ha ammesso. Certo però che un sussulto di volontà (che ora pretendiamo, vista classifica!) doveva essere messo in campo. Per la maglia. Per la professionalità. E invece abbiamo assistito al nulla cosmico. Come il pessimismo di Leopardi…

E allora, nessuno è assolto. Sono tutti colpevoli. Con attenuanti più o meno generiche! Tutti, tranne il tifoso (ovviamente non quello che vive dietro falsi profili social!). A lui – semplicemente – dovrebbe essere dedicato un monumento alla solitudine. Magari accanto alla statua del viaggiatore! 

 

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