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martedì , 6 Ottobre 2026
FOGGIA CALCIO

Lo scontro finale. Foggia, dimentica Messina e prenditi la salvezza! Habemus reazione

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Rissa in campo dopo il momentaneo 1-1 del Foggia contro il Messina (Foto: Antonello Forcelli)

Habemus reazione. Finalmente una stilla di coraggio e consapevolezza (del disastro imminente!). A Picerno c’era stato appena un accenno di ristrutturazione emotiva. L’encefalogramma non era più piatto! Al Curcio però aveva prevalso – inevitabilmente – il senso di scoramento. Perché il gruppo non aveva schiumato rabbia per prendersi la categoria. Si era limitato a sperare nelle grazie del Fato. Il Foggia aveva comunque interrotto il flusso negativo dell’impalpabilità. Il tenebroso silenzio che aveva accompagnato poi la marcia verso Messina aveva protetto il rinascere di un sentimento quantomeno pugnace. Nessuna velina. Corridoi dello Zaccheria finalmente spettrali. L’affaire società riposto in cantina. Qualche vago “sospiro” in conferenza. Lo sguardo di sfida di Antonio Gentile. Lo spogliatoio da blindare. Resettare senza scompaginare. La paura. Quella sana. Un patrimonio culturale (questo è il Foggia calcio!) da salvare da parte di pochi che non si salveranno. Perché l’onda magmatica della delusione (della piazza!) li spingerà verso altri lidi.

Il San Filippo – Franco Scoglio è stato un pensiero ricorrente. La sfida più importante. L’appello all’unione legittimo ma inefficace. Troppo tardi per rimettere insieme i cocci di un vaso rotto da tempo. C’era da concentrarsi su una partita. Solo su quella! Guardarsi in faccia per dirsi: “Ce la facciamo”. E dopo… ognuno per la sua strada! Uniti per 90’. I primi, quelli decisivi. È nato lì, nella solitudine di una truppa non proprio di cavalieri erranti, il progetto di gioco per Messina. Alcune scelte si sono rivelate illuminate. Su tutte, l’annichilimento della fonte primaria di pericolosità peloritana. Il taglio di Garofalo per Luciani. Un must del Messina post invernale. E così si sono visti Felicioli braccetto e Zunno esterno sull’out mancino. Risultato: una sola trama (peraltro senza costrutto) tra i due spauracchi, che allo Zaccheria – qualche settimana prima – avevano infierito sulle caricature dei difensori rossoneri. Un’idea strategica eccellente da parte di Gentile. Che ha spinto su aggressività e reattività (latitanti da mesi!). Si poteva vincere e con ogni probabilità chiuderla lì? Certamente. Il rammarico ha arricchito il pomeriggio in riva allo Stretto. Ma – paradossalmente – è stata questa la grande vittoria del Foggia. Essere tornato in campo! Aver respirato dopo “secoli” di apnea. Essere di nuovo “sul pezzo”. E – almeno in parte – aver incarnato la garra della sua gente.

Adesso però si formatta tutto di nuovo. Occorre ricordare le vicende imbarazzanti della stagione. Accumulare adrenalina per non adagiarsi su un risultato positivo ma interlocutorio. Tutti zitti. Capo chino. Nessuna ricerca di consenso. Zero appelli alla retorica dello Zaccheria. Il catino bollente. La differenza sugli spalti. Il dodicesimo uomo ecc… un florilegio di parole banali. Profusione inutile (visto lo stato dell’arte!) di cosmiche ovvietà. Perché il popolo del Foggia c’è e ci sarà. Come sempre. Senza risparmiarsi (e i tanti striscioni in giro per la città ne sono una fattiva testimonianza!). Superfluo chiamarlo a raccolta. Chi è andato in ferie con settimane di anticipo deve avere altre priorità. L’obiettivo è oggi quello di serrare le fila. Non pensare a presenti o assenti. Allenarsi con professionalità. Con il volto tirato. Memorizzare i movimenti. Studiare ancora meglio l’avversario. Pensare che vorrà venire a sbranarti per sopravvivere. Ed essere pronto alla battaglia. Con fierezza e lucidità. Con gamba e intelligenza. Servirà ritrovare il gusto del gol. Alimentare una rinnovata cattiveria nelle due aree di rigore. Non lasciare per più di un attimo il controllo del campo. Dei suoi spazi, delle sue dinamiche. Limitare gli avversari e proporre letture credibili nei momenti chiave del match. Insomma, focalizzarsi solo sul terreno di gioco. Come una marziale ossessione!

The last game. Lo scontro finale. La legge dello sport. Salvezza o retrocessione. Uno vince, l’altro perde. C’è poco da discutere. 

Stavolta più che mai… “vincere non è importante, è la sola cosa che conta!”. E se lo diceva Giampiero Boniperti, c’è davvero da credergli! 

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