Il momento più alto della storia rossonera negli anni novanta con ben quattro campionati di fila in serie A con l’era Pasquale Casillo e Zemanlandia con il Foggia esempio di organizzazione in campo ma anche fuori dal rettangolo di gioco. Il momento più basso quello che si vive oggi con il Foggia che per la prima volta nella sua storia calcistica è retrocesso sul campo nell’inferno della serie D per demeriti sportivi. Sì perché l’onta della caduta in serie D il club rossonero lo aveva già conosciuto due volte dal 2012 a oggi ma per problemi di natura amministrativa con una mancata iscrizione e il fallimento. 106 anni di storia calcistica che il Calcio Foggia festeggia proprio oggi in un clima di scoramento e incertezza derivante proprio dagli ultimi eventi che hanno intaccato l’amore viscerale che va oltre le categorie, i risultati e le difficoltà societarie. I colori rossoneri che per tanti foggiani rappresentano identità, appartenenza e memoria collettiva. Ogni generazione ha vissuto e vive del suo ricordo nella speranza di rivedere il Foggia ai livelli che la piazza sente di meritare. In città il compleanno del club viene vissuto quasi come una ricorrenza familiare con i social che si riempiono di foto storiche, dall’era di Don Mimì Rosa al Foggia di Antonio Fesce, le sciarpe rossonere, i ricordi di padri e nonni, cori e immagini dello stadio Pino Zaccheria il tempio del calcio foggiano e del popolo rossonero. Il calcio che conta manca da Foggia dall’ultima promozione in B dopo lunghi diciannove anni con i fratelli Sannella con due stagioni nella serie cadetta. Poi solo serie C e D negli ultimi per il club che vanta ben 11 campionati nella massima serie e che da circa sette anni vive nell’instabilità tra professionismo e dilettantismo lontano dalle ambizioni storiche della piazza.
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