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martedì , 6 Ottobre 2026
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Il Foggia dei “foggiani”: testa, cuore e ruoli ben definiti!

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L’irreparabile sta – “miracolosamente” – diventando… riparabile. L’orizzonte appare più limpido. Il Bra ha definitivamente alzato bandiera bianca. La roulette russa “inventata” dai latini («mors tua vita mea») sta per trasformarsi in un’occasione di rinascita imperdibile. Che certamente si origina dalle disavventure altrui ma che può – anzi, deve – assurgere a virtuoso percorso catartico. Il Foggia sarà riammesso in Lega Pro. Senza meriti. Se non quello (che non è poco, per carità!) di avere i conti a posto. Oltre che uno stadio in cui giocare. Sportivamente resta scolpita nella memoria la peggior stagione di terza serie nella storia dei satanelli, con record negativi stracciati e illusioni vilipese e calpestate. 

Il nuovo corso del Calcio Foggia 1920 è iniziato con attento e profondo esame di coscienza. Senza alibi o giustificazioni. La compagine azionaria si è guardata allo specchio. Si è ricompattata – per quel che sembra – dopo alcune doverose riflessioni di carattere imprenditoriale.

Gli spifferi raccontano. Le voci circolano. I contratti potranno però essere ufficializzati solo nei tempi consentiti dalle regole. I fatti concreti li valuteremo dunque più avanti. Qui facciamo una premessa propedeutica a tutto il resto. I proprietari dovranno fare i proprietari e decidere senza improbabili corti celesti intorno. Occorrerà limitare i consiglieri del nulla. Chiudere i cancelli di via Gioberti. Pochi uomini selezionati con cura e raziocinio (e – per quello che si sa – è questa la strada intrapresa!). Ogni figura dovrà rispondere a un’esigenza reale. Con un compito preciso da assolvere. Il Foggia non è una vetrina propagandistica o un ufficio di collocamento. È l’anima di un popolo. È l’edicola votiva di una città che ha bisogno di credere nel futuro. E che “prega” per il suo riscatto!

Vanno dunque benissimo i ritorni di Giovanni Francavilla e Peppino Pavone (noi personalmente – ma è un’opinione soggettiva che esprimiamo per pura coerenza d’idee – ci saremmo auspicati un distacco netto da Zemanlandia, epoca meravigliosa ma oramai lontanissima!) e l’arrivo di De Vito e Longo o di chi vorrà unirsi con umiltà al progetto Foggia, sperando che la parola “in questione” non sia solo una vuota astrazione semantica. L’importante, però, è che ci sia chiarezza di mansioni e aree d’azione. Chi fa cosa e a chi deve rendere conto! Serve una scala gerarchica che sia funzionale. Senza orticelli di potere da coltivare. Pretendere unità d’intenti dopo la burrascosa annata trascorsa è il minimo sindacale. Ci aspettiamo molto di più. Il club prima di ogni cosa. Nessuna gelosia. Competenza, sì; arrivismo, no. Professionalità al servizio di un obiettivo comune. Il Foggia è un patrimonio della gente. Detto senza retorica. È un combustile il cui prezzo aumenta in ragione della perdita di speranza di una tifoseria (che pure è chiamata ad avere comportamenti esemplari!) ferita nelle sue emozioni più intime.

Il Foggia dei “foggiani” dovrà essere condotto con passione ma soprattutto con rigorosa disciplina manageriale. Freddezza e calore non sono necessariamente sentiment antitetici. Basta attivarli nei momenti più adatti e percorrere così la via maestra dell’equilibrio creativo. Nella sintesi di testa e cuore si trovano le chiavi per aprire le porte di un futuro finalmente tranquillo e – nei tempi giusti – ambizioso. Che poi è ciò di cui l’ambiente rossonero ha davvero un ineludibile bisogno. Soprattutto oggi, dopo aver temuto di finire tormentato – ancora una volta – dall’incubo della serie D!

 

 

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