È ufficiale. Il Consiglio Federale della FIGC ha confermato la riammissione del Calcio Foggia 1920 al campionato di Serie C per la stagione 2026/2027. Dopo settimane di attesa, documenti, speranze e un percorso burocratico complesso, la società di Gennaro Casillo e Antonio De Vitto torna a far parte del calcio professionistico italiano.
È una notizia che la città aspettava con il fiato sospeso, nonostante la quasi certezza. Perché a Foggia il calcio non è mai solo sport: è identità, appartenenza, orgoglio. È qualcosa che entra nelle vene e non ne esce più.
Gli ultimi tre anni, però, hanno lasciato segni profondi. Troppe situazioni negative, sul campo e fuori. Delusioni sportive, tensioni extra-calcistiche, un clima spesso più grigio che rossonero. L’ultimo capitolo, quello della retrocessione della scorsa stagione, è stato il più doloroso: un tonfo che ha ferito una comunità intera. Dieci sconfitte consecutive restano ancora lì, a grattare la memoria, e gridano vendetta. Oggi, con la riammissione, si chiude almeno formalmente una pagina e se ne apre un’altra. E questa volta, finalmente, si potrà partire da un foglio bianco, senza l’handicap di una stagione nata già compromessa.
Da qui nasce un augurio sincero e sentito a chi dovrà scrivere il prossimo capitolo. Alla dirigenza, che ha lavorato con determinazione per riportare il club in Serie C e che ora ha la responsabilità di costruire qualcosa di solido e duraturo. Allo staff tecnico, chiamato a dare una precisa identità di gioco e a trasformare le buone intenzioni in risultati. Scelte importanti come quelle del direttore tecnico Peppino Pavone, del direttore sportivo Alex Casella e di mister Gaetano Auteri fanno ben sperare: nomi che portano esperienza, concretezza e, si spera, una visione chiara. Alla squadra, ancora in fase di definizione, che dovrà indossare quella maglia con la consapevolezza di ciò che rappresenta.
Siamo in attesa dei primi movimenti di mercato, dei nomi che daranno forma al nuovo Foggia. Ma già da ora è chiaro il desiderio più grande di questa piazza: tornare a lottare per le posizioni che storicamente le competono. Non bastano le dichiarazioni di principio. Serve un progetto serio, una mentalità vincente, la capacità di trasformare le difficoltà degli ultimi anni in energia positiva.
Che questa sia davvero una stagione di costruzione. Un anno in cui si piantano le basi, si recuperano valori e si guarda avanti con ambizione concreta. Un anno che possa segnare una vera svolta, dopo troppi momenti in cui la speranza è stata messa a dura prova. La Serie C non è un traguardo: è un punto di partenza.
Permettetemi, in chiusura, una piccola postilla. Sentire alcuni colleghi della stampa nazionale ridere quando Malagò ha iniziato la conferenza ufficializzando la riammissione del Foggia – invece che partire dalla scelta di Mancini come nuovo allenatore della Nazionale – fa capire quanto ormai il cosiddetto “blasone”, almeno a livello nazionale, non sia più quello di una volta. Sarebbe bello rispondere con uno “schiaffo morale”: far tornare a parlare in positivo di questa piazza, di questi colori, della passione della tifoseria rossonera. Tutti insieme si può. E quest’unione può diventare una forza straordinaria, dando la dimostrazione di voler scrivere una storia diversa.
Buon lavoro, Foggia. Che questa sia finalmente la stagione della rinascita.
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