Da ormai qualche stagione, nel corso di ’za Fò, mi occupo delle moviole. Un compito che, con l’arrivo del Football Video Support (il cosiddetto “VAR a richiesta”), pensavo sarebbe diventato più semplice. Paradossalmente è successo l’esatto contrario: i casi da analizzare si sono moltiplicati, le inquadrature sono rimaste spesso insufficienti e le discussioni, invece di diminuire, si sono fatte ancora più articolate.
Una delle richieste che avevo avanzato più volte – quasi con la costanza di chi spera contro ogni evidenza – riguardava proprio le telecamere all’altezza dell’area di rigore, le famose “16 metri”. Quelle che, in teoria, dovrebbero dare un punto di vista netto su fuorigioco, contatti in area e traiettorie di palloni misteriosi. L’anno scorso la loro assenza si faceva sentire praticamente ogni volta che serviva capire cosa fosse davvero successo tra i sedici metri.
Ebbene, da questa stagione la Serie C le ha inserite.
A questo punto due sono le possibilità: o la Lega Pro ha finalmente ascoltato le (numerose) sollecitazioni che arrivavano anche da queste parti, oppure – più prosaicamente – ha deciso di fare ciò che andava fatto. Io, da ottimista di professione, preferisco la prima versione. Mi fa piacere immaginare che, da qualche parte, qualcuno abbia preso appunti mentre da Foggia si chiedeva a gran voce un’inquadratura decente.
Ora non resta che sperare che queste nuove telecamere siano effettivamente utili. Che servano a chiarire, e non a complicare ulteriormente. Che diano immagini nitide e non solo un altro angolo da cui discutere.
Perché, se dopo tutti questi anni di richieste, le “16 metri” dovessero rivelarsi solo un’altra fonte di dubbi… beh, a quel punto potrei pure rivalutare la carriera di opinionista calcistico. Ma per ora resto fiducioso.
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