AAA entusiasmo Foggia ri…cercasi!

I giocatori del Foggia in cerchio dopo la sconfitta contro il Latina (foto: Antonello Forcelli)

Il limbo dell’indifferenza si avvicina. Ed è più mortificante di un tornado di contestazioni. L’anestetico è l’improvviso abbandono dei sogni. Il Foggia non è in crisi conclamata. Tutt’altro. Ha onestamente lottato. E altrettanto onestamente ha perso. Il peso delle attenuanti è certamente notevole. Sarebbe intellettualmente scorretto non parametrare il 3° ko consecutivo casalingo contro il Latina alla sequenza di “disgrazie” cosmiche che si sono abbattute sulla già vacillante truppa di Cudini (il -7 in infermeria non può essere derubricato a mera contabilità, ma ha rappresentato un fattore sostanzioso nella 1ª battuta d’arresto interna stagionale!). Sarebbe poi persino ingeneroso accollare il peso dell’1-2 con i pontini sulle spalle di qualche improvvido ragazzo (su tutti il semi esordiente Fiorini) che ha dato quanto potuto in una contesa contro vecchi marpioni di categoria (Di Livio e Paganini) o illuminati progetti di ottimi giocatori (Riccardi e Del Sole).

Il problema – a nostro avviso – non sta tanto nella sconfitta, la cui unicità riproduce le precedenti di Crotone e Picerno o i mancati successi con Benevento e Sorrento (ognuna di queste partite ha avuto, infatti, un “quid” decisivo di casuale contingenza!), ma nel progressivo declino verso l’inconsistenza delle ambizioni. Forse tutti quelli – compreso chi vi scrive – che avevano tessuto le lodi di una compagine assemblata in “zona Cesarini” (e questa è una chiara colpa della società!) avevano preso una topica nella loro valutazione. Possibile: del resto è più facile conoscere il calcio che capire di calcio! L’impressione era che questa squadra avesse noleggiato una scialuppa di salvataggio per l’orgoglio della “nazione” foggiana, atavicamente intollerante a frasi come “campionato dignitoso”, “equilibrio finanziario” o locuzioni limitrofe! L’espressione un po’ corrucciata di «D’Artagnan» Cudini, la sua concretezza tutta marchigiana, una predisposizione naturale all’inversione di pronostici strombazzati ai quattro venti e una rosa di “gradevole” talento ci avevano indotto a vedere oltre le griglie di partenza. In più, le prestazioni intelligenti, una capacità di lettura pragmatica delle varie fasi di gioco, la scelta oculata di moduli o sostituzioni avevano alimentato l’idea di un futuro addirittura sorprendente per i satanelli. 

Poi però c’è stata una frenata, magari pure fisiologica. Cause plurime, responsabilità da dividere tra campo (anche nel senso di terreno su cui ci si allena!) e panchina. Una pausa di riflessione in attesa del ritorno alla continuità! Nel frattempo, ed è il cruccio maggiore, si è però scivolati senza volerlo verso l’ignavia emozionale. Verso il depauperamento di un patrimonio d’entusiasmo che ogni evento avverso (la traversa di Embalo, le zuccate fuori misura di Vezzoni e Garattoni, il destro “fallato” di Martini) ha contribuito a erodere, come l’acqua che sbatte metodicamente sulla roccia di uno scoglio! La sensazione anche colloquiando in giro per la città è che il pathos strutturale del satanello si stia diluendo in un fatalismo senza ritorno! Che sia un oscuro presagio di “resa”, come a dire… «Questo è quanto, prego ripassare l’anno prossimo»?

Speriamo di no! La gente va “riaccesa”. Il mio amico Pasquale, coscienza critica di un popolo largamente umorale e tendenzialmente disorientabile, mi ha detto: “Torneremo a essere i soliti tremila sugli spalti”. L’inferno senza… inferno! Per evitare questo, occorre che il Foggia si ritrovi. È compito della squadra tornare a pensare in grande, a umiliare le difficoltà e a reagire con personalità. Ci sono limiti offensivi: verissimo! E pure la difesa ogni tanto fa le bizze (domanda a margine: ma i tempi di uscita di un portiere si allenano? Se sì, Nobile deve lavorarci e pure parecchio!). La mediana è rigorosamente Di Noia dipendente. La versatilità è diventata un difetto perché si sono persi i riferimenti di base. Oggi i cambi di sistema in corsa ci paiono troppi e non sempre giustificati dalle esigenze di gara. I giocatori tecnici, su tutti Peralta che anche con il Latina è parso piuttosto ispirato, andrebbero preservati e mantenuti il più a lungo possibile in campo. Sono tanti i fattori da analizzare e le possibili soluzioni da adottare. Su una sola cosa però non si può transigere: il Foggia deve riprendersi la sua identità! La sua etica di “arroganza” pallonara. La sua storica confidenza con follie e incantesimi (noi le magiche notti dei playoff 2023 mica le abbiamo dimenticate!). Solo così – a nostro avviso – si potrà cambiare il corso di un destino che per molti “disamorati” (soprattutto per quelli in perenne attrito con la proprietà) è già scritto!