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mercoledì , 7 Ottobre 2026
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Breda: “Auteri scelta ottima, il Foggia riparte con un progetto. Il foglio bianco può diventare un vantaggio”

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Nella puntata di Estate nel Pallone andata in onda su FoggiaTv, Roberto Breda, ospite in collegamento, ha analizzato a fondo la situazione del Foggia appena riammesso in Serie C e le prime mosse della nuova dirigenza.

Il tecnico ha esordito con un giudizio netto sulla piazza: «Il Foggia in Serie D era una cosa davvero difficile da accettare, anche per chi non è mai stato legato al Foggia come me. Una piazza così non merita quel tipo di campionato». Un pensiero nato anche dal ricordo di un incontro con Gennaro Casillo in un momento difficile: «Mi ha fatto un’ottima impressione, persona che davvero voleva far bene. Forse in quel momento gli è sfuggito di mano quello che voleva fare. Ma toccare il fondo può essere un bene: è il momento in cui ti metti in discussione e puoi trarre insegnamenti importanti».

Su Gaetano Auteri, scelto per guidare i rossoneri, Breda non ha avuto dubbi: «È una scelta ottima. È un allenatore che in categoria ha sempre fatto bene, pretende anche dalle società un certo tipo di lavoro sul mercato. Non va in tutti i posti: sceglie dove sa di poter fare un certo tipo di calcio. Al di là di simpatie o antipatie per le battaglie del passato, è un tecnico che per questo tipo di campionato può far fare al Foggia il percorso giusto. Non necessariamente immediato per un certo tipo di classifica, ma per costruire qualcosa di solido nel futuro».

Ampio spazio è stato dedicato anche all’area tecnica. Breda ha legami profondi con Peppino Pavone: «Sono un figlio di Pavone. È stato lui a portarmi alla Salernitana nel 1993 e nel 1991 mi aveva chiesto di venire al Foggia. Feci una scelta che forse mi cambiò la vita: dovevo scegliere tra il Foggia in Serie A e l’Udinese in Serie B, fui consigliato malissimo dal procuratore e andai a Udine, dove Scoglio non mi voleva. Avrei potuto venire a Foggia con Zeman, che non ho mai avuto, ma poi con Delio Rossi, “figlio” di Zeman, ho fatto i miei migliori anni. Pavone ha avuto un impatto importante sul mio percorso. È una garanzia: nella scelta dei giocatori e nella linea da tracciare è una persona molto valida. Quando ero capitano della Salernitana e lui venne in Serie A, i suoi suggerimenti non erano mai banali: sfumature di chi vede il calcio con grande esperienza». Stesso giudizio positivo, in sintesi, anche per Alex Casella.

Sul girone C Breda è stato chiaro: «Anche senza dire che è il più difficile della Serie C, ha piazze importanti non solo di nome ma anche di investimenti. Catania e Salernitana, giusto per dirne due, fanno spese che potrebbero stare tranquillamente in Serie B. Non è semplice. Le piazze importanti sono tante. È difficile fare pronostici. Però l’idea di partire a fari spenti secondo me è un grande vantaggio per il Foggia: permette a dirigenza e allenatore, magari all’inizio, di sbagliare qualcosa e poi di creare nel percorso le certezze. Il nome è importante, ma è più importante l’identità che il tecnico riesce a dare al gruppo e quanto il lavoro diventa efficace nel tempo. L’esempio più lampante, non in questo girone, è l’Ascoli dello scorso anno: attraverso un progetto tecnico di estremo valore, al di là degli acquisti, è riuscito a centrare un playoff e una promozione strameritata. Lavorare sul progetto con persone affidabili, di qualità e di conoscenza: lasciarli lavorare. E sono convinto che se la squadra parte, lo Zaccheria avrà l’impatto che si farà sentire».

Sui primi colpi di mercato Breda ha espresso apprezzamento, in particolare su Mamadou Coulibaly: «Lo conosco molto bene, anche se non l’ho mai allenato. L’ho richiesto e mi sarebbe piaciuto allenarlo più volte in più squadre. È un giocatore completo in entrambe le fasi, di categoria superiore, e si sposa benissimo con il tipo di calcio che vogliono Pavone e Auteri». Ha sottolineato anche il valore di attingere dall’Avellino: «C’è un discorso interessante di amicizia con l’Avellino, che ha un’ottima rosa e lavora bene da anni. Portare via giocatori che non rientrano più nel loro progetto è una cosa che merita. Al di là dei nomi, anche se questi sono tutti buoni, l’importante è creare una linea e condividere un’idea. Su questo credo che Pavone e Auteri abbiano cose in comune: Auteri è un grande lavoratore, un po’ come Zeman. Magari non parte sempre con la difesa a 4, ma i tre attaccanti davanti ce li ha sempre. Aspetti che possono essere condivisi da direttore e allenatore: questa è la base più importante».

Sul ritardo della riammissione Breda ha riconosciuto uno svantaggio iniziale («fino a due giorni fa non sapevano che campionato facevano»), ma ha ribadito che c’è tutto il tempo per fare le cose per bene: «Sono convinto che anche da parte della proprietà, dopo quello che è successo, ci sia la voglia di dare un segnale forte. Non vuol dire per forza comprare il nome altisonante, ma seguire le linee del direttore e dell’allenatore».

A chiudere, Breda ha parlato della sua iniziativa personale: la newsletter gratuita “Il terzo uomo – La gestione della paura e l’arte di mettere le regole”, disponibile su robertobreda.com. «Quando alleno ogni tanto il cervello mi parte, mi piace fare cose un po’ diverse. È la prima newsletter fatta da un allenatore professionista. Metto spunti che non siano scontati, quelli miei di 30 anni di carriera tra giocatore e allenatore: cose di campo, tattiche, tecniche, di gestione del gruppo. Perché anche la gestione del gruppo ha sfumature particolari e ogni volta ti chiede un lavoro su te stesso. È un modo per condividere e, quando le scrivo, anche per riordinare certi concetti. Una volta ogni 15 giorni arrivano questi spunti. Basta lasciare la mail sul sito».

Parole chiare, da chi conosce bene la categoria e la piazza. Il messaggio di fondo è uno solo: ripartire da zero non è una condanna, ma l’occasione per costruire qualcosa di autentico.

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