L’elegante location di uno studio legale barese ha chiuso una stagione di tormenti. Anzi, la stagione dei tormenti. C’era lo Stato! E poi il Foggia. Ridimensionato. Mite. Quasi quieto di fronte al fiume in piena Chionna! L’Amministrazione giudiziaria, la Procura che entra in tackle sul marcio che imputridiva la purezza di un sentimento profondo. Il Foggia come esperimento sociale. Un PM per amico, che controlla. Che nel suo rigore professionale “ama” la gente del Foggia. Difende la sua genetica. Sostiene l’architrave di una fede. Si fa garante di un’emozione. L’iscrizione alla prossima stagione è firmata Ministero di Giustizia, con i suoi rappresentanti. I soldi li metterà ancora Canonico che era lì – però – con un piglio dimesso. Quasi fosse una figura subalterna nel giorno della rinascita! Era ancora spaventato, ma – in cuor suo, immaginiamo – orgoglioso di aver denunciato. Di non aver mollato alle prime scosse telluriche.
Si archivia un capitolo buio. Il resto della storia è tutto da scrivere. Ma la grafia sarà diversa. “Ci sono le procedure”. C’è un Tribunale che vigilerà e non farà sconti. È già il primo successo. Al Foggia calcio non potranno più avvicinarsi improvvisati faccendieri, loschi figuri che scempiano il concetto stesso d’imprenditoria. Che umiliano l’etica del lavoro per due spiccioli da trasferire in conti offshore. Basta con avventurieri al soldo di petroliere fantasma o arrampicatori senza una lira a caccia di un lauto bonifico di promozione gratuita! Lo Stato “farà le pulci” a chi manifesterà un seppur minimo interesse per il glorioso sodalizio rossonero. Che proprio in settimana ha celebrato un suo illustre figlio (perché oramai è così che anche ufficialmente lo si può definire!), Roberto De Zerbi, tornato in Capitanata per ricevere la Cittadinanza onoraria. E per gridare al mondo, ancora una volta, se mai qualcuno lo mettesse in dubbio, che Foggia è vivace e generosa. Mica solo una combriccola di malavitosi…
L’incubo è stato allontanato. L’Eccellenza, ci perdoni chi la credeva una panacea per una resurrezione quasi antropologica, è un gradino sotto l’inferno. Quello lo abbiamo già vissuto. E per ben due volte. Ne siamo usciti per ripescaggi e “impicci” altrui. Non per le vittorie sul campo. Questo non va mai dimenticato! Oggi il Foggia è – malgrado tutto e tutti (i suoi diavoli tentatori) – ancora in Lega Pro. Magra consolazione? Forse sì, ma tra poco e niente è sempre meglio… poco! Non diamo certo fiato alle trombe. Una riflessione però ci sentiamo di condividerla con chi ci segue. È stata una stagione tra le più complicate per l’universo rossonero. E non per l’ennesima giostra di allenatori e dirigenti sedotti e poi abbandonati. Nemmeno per un’acrimonia scientificamente mirata nei confronti della proprietà (già patrimonio dei due tornei passati!). E neppure per i vaporosi errori gestionali e di mercato del club, impantanatosi nelle sabbie mobili della crescita zero (come il tasso demografico nazionale!). È stata l’annata più difficile perché – semplicemente – è stata la più dolorosa!
È stata segnata, graffiata, obiettivamente violentata dalla morte. Che ha bussato con la sua ruvida falce. Si è beffata dell’età. Del futuro. Di voci e suoni. Si è presa quattro ragazzi. Li ha resi polvere da spargere nei cieli sopra lo Zaccheria. In Curva. Nel silenzio assordante di una notte che mai potrà essere dimenticata. Il Foggia come altare della memoria. Camminerà, viaggerà, tornerà in campo. Anche per loro.
Ecco perché la voce dell’avv. Chionna che – quasi smanioso di anticipare le dichiarazioni del patron Canonico – preannunciava l’iscrizione del club è stata sommamente catartica. La continuità sportiva del Foggia è assicurata. E con lei la preservazione di un’idea (e non di un’ideologia!) più grande pure dei colori sociali: Foggia senza il Foggia perde la sua felicità. E la felicità – lo diceva il “poeta in musica” Vinicius de Moraes – è come “una goccia di rugiada su un petalo di fiore. Brilla tranquilla. Poi, lievemente, oscilla e cade come una lacrima di amore…”
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