C’era una volta il Foggia tra i professionisti ed ora non c’è più. Non è l’iconico inizio di una fiaba, ma piuttosto il commento ad un dramma sportivo come quello della retrocessione in serie D del Foggia. Al triplice fischio di Foggia-Salernitana qualcuno ha esclamato, grazie al cielo è finita. E’ vero, la fine della stagione regolare è stata una liberazione da una lunga, angosciosa ed insopportabile agonia. Agonia generata da una pletora di errori e paradossalmente culminata dopo il tanto auspicato cambio di proprietà e la vittoria contro il Giugliano che avevano riacceso speranze subito spazzate via da un rosario di dieci sconfitte consecutive. Gli errori si sono sommati nel corso di un campionato partito male e finito peggio. Dare la colpa alla gestione Canonico è come sparare sulla croce rossa. Troppo scontato dare le responsabilità a chi ha gestito in maniera decisamente sbagliata una società che avrebbe potuto regalargli soddisfazioni sportive ed incassi decisamente di categoria superiore, come dimostrato nella fase finale dei play off culminata nella tragica finale con il Lecco decisa de Bonacina e Nasca al VAR, quest’ultimo ora tra gli indagati per i presunti brogli a favore di alcune squadre. Con Canonico, vista comunque la solidità economica, merce rara di questi tempi nel calcio doveva e poteva essere comunque l’inizio di un cammino vincente che con opportuni ritocchi e mirati acquisti avrebbe potuto regalare la serie B al Foggia. Invece il Foggia è stato gestito male, da direttori sportivi la cui competenza ha lasciato seri dubbi e da campagne acquisto sbagliate in estate e peggiorate durante i cosiddetti mercati di riparazione invernali con ingaggi di elementi al limite della rottamazione e con molti pezzi fuori uso. Già se ci limitiamo alla stagione appena conclusa sono diversi gli errori commessi. A partire dalla sede degli allenamenti in quel di Trinitapoli e un ritiro a 40 gradi di temperatura su un terreno sintetico con Delio Rossi a dirigere un manipolo di giovani. Un mercato partito in ritardo e concluso con l’ingaggio di giovani di bella speranza, ma con carenze tecniche evidenti. Una difesa traballante, un centrocampo sul quale si contava per la presenza di Petermann e Garofalo, due delle più grosse delusioni della stagione. In attacco assenza ingiustificata di almeno una punta da doppia cifra. Un vero e proprio disastro, alimentato da una campagna acquisti invernale con calciatori arrivati in condizioni fisiche pietose e pertanto inutili alla causa. Ora bisogna voltare pagina, e subito! Mettere al più presto un punto fermo sulla scelta di direttore sportivo e tecnico e poi procedere ad una campagna acquisti mirata e di qualità, altrimenti non si va da nessuna parte. Ripescaggi? Favola frutto di ogni retrocessione che speriamo diventi realtà.
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