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martedì , 6 Ottobre 2026
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Corrono tempi brutti per il Foggia. Riuscirà a “cavarsela” di nuovo? 

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Le streghe in giallorosso. Già dato. Il tunnel della paura. Le tenebre di un’idea. L’abitudine più malsana nello sport: l’assuefazione alla sconfitta. Il Foggia appare oramai imprigionato in un vortice d’impotenza. Un mulinello d’ineluttabile negatività che attanaglia il gruppo rossonero. La classifica è opprimente. L’aria pesante. Prospettive al ribasso. Meno di 1000 persone con il Benevento. Un record “tombale”. Il punto più basso.

“Mala tempora currunt”, dicevano i latini. Corrono tempi brutti, cattivi. Un rompicapo che al momento ha un’unica soluzione. Il lavoro di Barilari. Che si è preso una bella gatta da pelare. Lo ha fatto con convinzione e sguardo rigido. Diverso da quello di Rossi dopo Potenza. Scoraggiato. Pensieroso. Alla ricerca di una chiave che non toccherà più a lui trovare. Già il mister… era tornato in Capitanata con spirito d’abnegazione. Da innamorato di questi colori. Se n’è andato senza fare polemiche. Difendendo i suoi ragazzi dall’accusa di “sabotaggio” o “ammutinamento”. Non ha replicato (per ora!) alla battuta di Canonico sulla “(…) squadra che non giocava”. Del resto Delio ci ha provato. Ha inventato. E forse – lo diciamo con tutto il rispetto per un professionista esemplare – ha pure sbagliato. Una piccola considerazione squisitamente di campo ci sentiamo – infatti – di condividerla. 

Questa squadra aveva dimostrato di poter recitare un solo copione. Le battute improvvisate non uscivano. Il canovaccio doveva essere codificato. Il “tutorial” era stato girato con il Casarano. Squadra abbottonata e votata alla compressione degli spazi. Alla chiusura metodica delle linee di passaggio. Estrema umiltà, una retroguardia sostanziosamente protetta, due mezze ali di corsa in purezza e la spizzata dello statuario Sylla per un fronte di gioco ribaltato grazie alla progressione degli esterni. Giusto questo. Il Foggia (almeno quello orfano di Petermann e Castorri) non era altro. 

Rossi lo sapeva ma aveva provato lo stesso a dare un senso diverso al palleggio e alla vocazione dei suoi. Tentativo drammaticamente fallito. L’incapacità propositiva con l’Altamura era stata imbarazzante. Così come la fragilità emotiva del Viviani. Un abbozzo di formazione offensiva (con D’Amico interno, Ilicic a supporto di Sylla) che non aveva pagato. Come la soluzione dei due dietro alla punta, provata senza risultati confortanti appena qualche esibizione prima. Il patron ha ricordato la presenza di un Campione del Mondo U20 in rosa. Verissimo. È agli atti. Peccato però che Byar sia stato pochissimo con la squadra. Il discorso sulla “schizofrenia” umorale legata alla gioventù regge sino a un certo punto. Contro il Potenza, Borbei e Byar a parte, non c’erano “ragazzini” sul terreno di gioco. Eppure la squadra si è sciolta come neve al sole. Con la Strega di Auteri la difesa era decisamente “stagionata”. Ma il Foggia si è ugualmente “autoflagellato” pur aprendo qualche spiraglio emozionale promettente.

La rosa del Foggia è incompleta e deficitaria in termini di talento e statura agonistica. La situazione ambientale certo non aiuta. Così come la ribadita volontà del patron di mollare. Una barca senza timoniere è destinata alla deriva. Su questo ci sono pochi dubbi. C’è la sensazione che il Foggia sia sempre più solo e triste. L’indifferenza ha fagocitato pure uno spirito indomito come quello del popolo rossonero. Coloro che erano malati di “satanellismo” a stento – oggi – ricordano giorno e ora della partita. L’amore della gente resta. È come la brace. Cova sotto la cenere, nascosto ma pronto a riaccendersi. Per ora però vive un anno sabbatico coatto!

Saprà il Foggia di Barilari far ardere di nuovo il fuoco della passione? Forse no… ma ciò che conta – adesso – è invertire la rotta. È l’ora di dimostrare che questa squadra è fatta di uomini veri, come ha dichiarato Canonico. Di calciatori capaci oltre che volenterosi e applicati. La personalità a noi pare “balbettante”, ma tant’è! Ci sono state scintille di furore nelle mille e mille scivolate contro il Benevento. Una è costata cara. Ma almeno un po’ di rabbia si è vista. Insieme a una disposizione tattica differente. Può essere un’infusione di fiducia. L’allenatore ne è convinto! 

Il futuro resta comunque – a nostro avviso – quantomeno nebuloso (visto anche il calendario che attende i rossoneri!). “Mala tempora currunt sed peiora parantur”. Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori. Ci aspettiamo smentite. Già a partire dalla Cavese. Il match della “vita”. La vittoria come imperativo. Il riscatto come mantra. “Io speriamo che me la cavo…”, e a queste latitudini spesso “ce la siamo cavata” davvero! L’epilogo del passato torneo insegna…

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