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martedì , 6 Ottobre 2026
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Da Pugliese a Zeman, gli allenatori che hanno fatto la storia del Foggia

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Mister Zeman con il cappello sotto la pioggia incessante dello Zaccheria (foto: Antonello Forcelli)

Ci sono piazze che vivono di calcio più di altre, e Foggia è sicuramente una di queste. Allo Zaccheria la passione non è mai mancata, nemmeno negli anni più bui, e i ricordi dei tifosi rossoneri tornano spesso alle panchine che hanno cambiato il destino del club. Sono imprese nate in provincia, con budget ridotti e rose piene di sconosciuti, che sulla carta non avrebbero previsto nemmeno i migliori bookmakers. Tre capitoli su tutti tengono insieme un filo rossonero che parte dagli anni Sessanta e arriva fino al ritorno in Serie B del 2017.

Oronzo Pugliese, il Mago di Turi

La prima pagina importante la scrive Oronzo Pugliese, nato a Turi nel 1910. Arriva a Foggia all’inizio della stagione 1961-62, con la squadra appena retrocessa in Serie C. Centra subito la promozione, poi ottiene un quinto posto in B e, al termine del campionato 1963-64, la prima storica promozione in Serie A. Per quel lavoro riceve il Seminatore d’oro, il premio federale riservato all’allenatore che si è distinto di più nella stagione.

Il ricordo scolpito nella memoria rossonera, però, è un altro. Il 31 gennaio 1965 il Foggia matricola batte 3-2 allo Zaccheria la Grande Inter di Helenio Herrera, campione d’Europa e reduce dalla conquista della Coppa Intercontinentale. È da quell’impresa che nasce il soprannome di “Mago di Turi”. A fine stagione arriva un nono posto di tutto rispetto, con Micelli e Nocera convocati in Nazionale. Poi l’addio, direzione Roma, lasciando in eredità la consapevolezza che anche a Foggia si poteva stare tra i grandi.

Zeman e il Foggia dei miracoli

Se Pugliese ha aperto la strada, Zdenek Zeman l’ha trasformata in leggenda. Il boemo aveva già conosciuto Foggia nel 1986-87, in C1, con un’avventura chiusa prima del tempo. Il ritorno arriva nel 1989, voluto dal presidente Pasquale Casillo, con la squadra appena salita in Serie B. Dopo un anno di assestamento arriva la cavalcata del 1990-91: primo posto e ritorno in massima serie dopo tredici anni di attesa.

Quello che succede dopo passa alla storia come Zemanlandia. Il gioco si basa su difesa altissima, pressing asfissiante e attacco a oltranza. Nel 1991-92 il Foggia chiude nono con 35 punti, trascinato dal tridente Signori-Baiano-Rambaudi, subito ribattezzato “delle meraviglie”. La squadra regge anche dopo aver perso i suoi attaccanti migliori: arriva undicesima l’anno seguente e di nuovo nona nel 1993-94, con la Coppa Uefa sfumata soltanto all’ultima giornata dopo la sconfitta contro il Napoli.

In estate Zeman saluta per la Lazio, ma in città resta un idolo, tanto da ricevere la cittadinanza onoraria. Con 239 panchine è ancora oggi l’allenatore rimasto più a lungo alla guida dei satanelli. E a Foggia sarebbe tornato altre due volte, nel 2010-11 e nel 2021-22.

De Zerbi e Stroppa, la rinascita

Per ritrovare un entusiasmo simile bisogna aspettare la metà degli anni Dieci. Nel luglio 2014 la panchina viene affidata a Roberto De Zerbi, che a Foggia aveva giocato tra il 2002 e il 2004. Il suo calcio di possesso, di chiara ispirazione guardiolana, conquista la città. Nel 2015-16 i rossoneri battono il Cittadella nella doppia finale e vincono la Coppa Italia di Lega Pro, la seconda della loro storia. Sfiorano anche la Serie B, sfumata solo nella finale playoff contro il Pisa. È una stagione da ricordare anche per le 37 reti complessive di Pietro Iemmello.

Nell’agosto 2016, a sorpresa, De Zerbi viene esonerato. Al suo posto arriva un altro ex, Giovanni Stroppa, che raccoglie quel lavoro e lo porta a compimento. Il girone C viene dominato con 85 punti, undici in più del Lecce, e il Foggia torna in Serie B dopo diciannove anni, mettendo in bacheca anche la Supercoppa di Lega Pro.

Sono nomi diversi, di epoche lontane, ma con un tratto comune: a Foggia un allenatore entra nella storia quando riesce a far sognare la gente. E lo Zaccheria, da questo punto di vista, non ha mai smesso di pretenderlo.

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