D´Adderio nuovo allenatore del Venezia

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Alla fine, petalo dopo petalo, la margherita ha fatto uscire il nome di Salvo Fulvio D’Adderio. Sarà infatti il 47enne tecnico molisano, nativo di San Martino in Pensi, il nuovo allenatore del Venezia del post Corradini e Favaretto.
D’Adderio, lo scorso anno sulla panchina del Foggia con il quale ha conquistato la finale playoff persa per un soffio contro l’Avellino e la Coppa Italia di categoria superando il Cuneo, era stato accostato al Venezia già in estate, quando i Poletti e Marinese si erano trovati a scegliere il successore di Di Costanzo. Il tecnico ex Foggia, che ha vinto la concorrenza dei vari Tedino, Viscidi e Vavassori – i nomi più gettonati fra la ridda delle possibilità –, vanta una lunghissima esperienza sulle panchine di serie C1, dove ha allenato Lodigiani, Giulianova, Fermana, Torres, Manfredonia e da ultimo Foggia. Tutte squadre che, ad eccezione dei satanelli, hanno sempre lottato per la salvezza, cosa di cui il neotecnico arancioneroverde va fiero.

“Prima di Foggia ho sempre guidato squadre in lotta per la salvezza e essere riusciti a salvarci è stato come vincere il campionato – racconta D’Adderio in esclusiva a VM.org –. D’altronde il Venezia era la mia scelta prioritaria anche due mesi e mezzo fa, tre giorni prima della finale playoff. Poi la società fece altre scelte ma ora sono qui per lavorare in una società orgogliosa e con a disposizione un organico dalle buone qualità”. E la scelta di D’Adderio non sorprenda, perché il tecnico molisano è un emergente, uno che ha fame e in tal senso ricorda molto il Nello Di Costanzo appena giunto in laguna. “Mi considero un umile e so cosa significa lottare in una categoria dura e difficile come la serie C1. dai miei giocatori pretendo spirito di sacrificio e non voglio prime donne, perché il fatto di chiamarsi Venezia non dà garanzia di successo”. Il tecnico poi conosce già alcuni elementi dell’organico arancioneroverde. “In passato ho allenato Antenucci, Mei e Aprea, ma conosco molti altri giocatori, e altri ancora li conoscerò a breve. Ma non chiedetemi il modulo, perché una squadra è come una macchina: le sue potenzialità le si apprendono una volta al volante. Cerchiare di trovare il modulo giusto il prima possibile, ma questo non può prescindere dalle qualità dei giocatori”.
fonte: www.veneziamestre.org

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