C’era da salvare una stagione tribolata, deludente e i rossoneri in campo hanno fatto il loro dovere così come già accaduto nella gara di andata di Messina. Novanta minuti giocati con carattere, concentrazione e dedizione hanno permesso a Salines e compagni di avere ragione di un avversario sceso a Foggia con il dichiarato impegno di dover provare a vincere per salvare la categoria. Novanta minuti che valevano la vita del club oltre che la permanenza tra i professionisti ma che non cancellano tutta una stagione vissuta sottotono, con poche emozioni e rarissime soddisfazioni, da un gruppo di calciatori che, giunti in maglia rossonera in estate tra mille proclami, non hanno tenuto fede alle aspettative di un popolo che ha dovuto fare i conti oltre che con le delusioni anche con la tragedia che ha riguardato quattro giovani ragazzi deceduti nell’incidente stradale al termine della trasferta di Potenza. Si partiva dal vantaggio dei due risultati su tre e grandi meriti ad Antonio Gentile per come ha schierato la formazione in campo, nel computo dei centoottanta minuti della sfida, e quest’oggi davanti ai circa ottomila tifosi accorsi allo stadio accogliendo l’invito dei gruppi organizzati in settimana, e per come il gruppo in maglia rossonera ha interpretato la sfida e l’impegno odierno. Nella prima frazione di gara i rossoneri hanno creato diverse occasioni da gol e hanno sbloccato il match dopo appena diciotto minuti con una perla di Emmausso oltre a sfiorare il raddoppio con Sarr, Tascone e Zunno. Il Messina mai capace di offendere la retroguardia rossonera dove tutti hanno giganteggiato e si sono disimpegnati con ordine. Nella ripresa non è calata l’attenzione da parte dei ragazzi di Gentile ma il Messina ha provato ad alzare i ritmi nel tentativo di ribaltare il risultato. A cavallo dei minuti tra il 69′ e il 74′ poi i cuori degli ottomila sugli spalti hanno cominciato ad andare in fibrillazione con il gol annullato a Mazzocco ed un calcio di rigore assegnato ai peloritani attraverso il Var. Dalla delusione per il mancato raddoppio alla gioia per la bella parata di Perina sul calcio di rigore di Luciani che lasciava le cose inalterate sul rettangolo di gioco. Il pomeriggio dello Zaccheria racchiuso in queste emozioni con la liberazione al triplice fischio finale di un popolo che, dalle rispettive curve, ha esposto degli striscioni eloquenti che hanno salutato i protagonisti di questa sciagurata stagione con messaggi impietosi. Ma che probabilmente erano nell’aria e che gli stessi calciatori si attendevano. Il saluto e l’abbraccio ad Antonio Gentile, il “foggiano” doc, l’unico sotto la curva a fine gara indossando la maglia dei quattro ragazzi volati in cielo ad ottobre, il momento più emozionante di tutto il pomeriggio. Il Foggia è salvo, la serie C è realtà, ma c’è poco da gioire. Da domani inizia la partita più importante per il futuro del club. Circa venti giorni per l’iscrizione al prossimo campionato con le eventuali novità sul fronte societario che tutti attendono. Tra le condizioni per la vendita del club c’era il salvataggio della categoria e così è stato. Ora non ci sono più alibi. Chi vorrà rilevare le quote del Foggia si faccia avanti.
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