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martedì , 6 Ottobre 2026
FOGGIA CALCIO

Il Foggia calcio è una questione sociale

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Covava sotto la cenere. È tornato ad accendersi. Il fuoco che arde di nuovo. Il canto di un popolo. Un vortice di emozioni antiche. Il cielo di Foggia illuminato a giorno. È tornato il brivido. Si era perso nella disillusione. L’orgoglio ferito. Il distacco. E cosa ancora più grave… il disinteresse. Tutto spazzato via in un laico rituale di preghiere e garanzie, giaculatorie e cavilli legali. Una giornata passata a “stalkerizzare” un portone. A fissare un balcone divenuto improvvisamente profetico. 

La prima pagina di una nuova storia è stata scritta. È stato firmato l’armistizio con il passato più recente. Per la pace ci vorrà ancora del tempo. Lo sguardo stizzito, imbronciato e perennemente turbato si è trasformato in una luce d’accecante entusiasmo. Il capitolo Canonico si è chiuso. Ufficialmente toccherà all’Amministrazione giudiziaria “avallare” l’avvenuto passaggio di consegne. Intanto però Foggia si è risvegliata dal torpore. La sua gente si è rimessa in cammino. La sciarpa al collo. Un futuro da costruire. Finalmente nella condivisione. 

Nessuna rivincita. Nicola Canonico, al netto degli errori nelle scelte tecniche, non è stato empatico. Non ha trovato la chiave per scardinare l’ombroso (ma generosissimo!) cuore foggiano. Questione di feeling, di contemplazione di un’idea. Di chimica con il territorio. Con i vicoli più oscuri che trasudano voglia di riscatto. Il playoff griffato Delio Rossi ha rappresentato la “sliding door” della sua gestione. La mistica interrotta bruscamente. Il fato che ti sorregge e poi ti scarica. Lì, dopo Bonacina, dopo Lecco… si è rotto qualcosa. Idealmente è stato in quel momento che si è esaurita la spinta emozionale del sogno. Ed è stato imboccato il viale del tramonto di una progettualità mai avviata realmente, di un’ambizione ben presto ridimensionata (la prospettiva di un “campionato dignitoso” resta una rottura semantica con l’essenza stessa del satanello) e di un rapporto che – complici anche le pesantissime vicende extra sportive (mai dimenticarlo!) – è stato dilaniato da vizi d’incomunicabilità e strambate d’umore sin troppo repentine.

La musica ora cambia. Perché sono diversi i cantanti. Qualcuno li ha definiti “giovani e rampanti”. Un’etichetta che fa tanto Milano da bere anni ’80, con i suoi yuppies sempre pronti ad abbronzarsi al sole di Cortina o della Versilia. La nostra impressione invece è che Gennaro Casillo e Giuseppe De Vitto siano la sintesi di un’anima scolpita nelle ruvide campagne daune. Il richiamo al lavoro quotidiano. Il ringraziamento alle mogli e il riferimento alle famiglie. L’orizzonte di Capitanata a distillare i pensieri. Ma soprattutto l’idea che il Foggia – parole del futuro presidente rossonero – sia una “questione sociale”. La nuova compagine azionaria sarà giudicata – com’è sacrosanto che sia! – sui fatti, sulle decisioni e – ovviamente, trattandosi di football – sui risultati. 

Il punto di partenza però è già un must (almeno per noi che lo abbiamo sempre sostenuto!): il Foggia calcio è una questione sociale. Non è semplicemente un club affiliato alla FIGC. È un fiume in piena che inonda gli angoli più remoti della provincia. È un sentimento graffiante. È un grido di dolore. È arroganza e illusione. È il sangue di una ferita che non si rimargina. Non si diventa del Foggia. Si nasce del Foggia. Per questo il sodalizio rossonero non può essere trattato come un puro affare finanziario. L’assalto ai botteghini e il ritorno in massa allo Zaccheria sono appena due manifestazioni di un amore viscerale, inevitabilmente assopitosi per contingenti accadimenti e crescenti frustrazioni. 

Ha ragione Gennaro Casillo: il Foggia è una questione sociale. Più che sportiva. Davide Petermann già lo sapeva. E ha telecomandato il suo mancino. Lo ha capito pure Filippo Perucchini. Quel rigore parato al 102’ è magia e redenzione. La speranza è però che questo assioma inconfutabile lo comprenda pure l’Amministrazione comunale. 

Per questo chiudiamo con una domandina facile facile: quando sarà pronto Croci Nord? Attendiamo fiduciosi una risposta!

 

 

 

 

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