Di record in record. Al ribasso! Con la Cavese 540 paganti. Una sentenza senza appello. La Corte d’Assise riunita. Verdetto unanime. Il Foggia sciolto per “infiltrazioni anaffettive”. Per ineluttabile, inarrestabile processo di sfaldamento d’interesse. È arrivata poi Trapani. Il Provinciale. I ricordi che tornano. La realtà che racconta altro. Ha infierito su un corpo già dilaniato. Ha decretato l’assoluta inadeguatezza della compagine rossonera (almeno nella versione attuale) al campionato. Il Foggia è ultimo. Si deve risalire a Grassadonia per ritrovare i satanelli in maglia nera. Ma allora c’era il fardello degli otto punti di penalizzazione e quella – comunque – era serie B. Una categoria implacabile. Un lotto di avversarie competitive. Adesso è profondamente diverso. D’Amico e soci sono la “lanterna” di un torneo mediocre, il cui livello è direttamente proporzionale alla qualità dei suoi interpreti. Modesta (con le dovute eccezioni!).
Il Foggia è ultimo. E – sinceramente – c’è poco da stupirsi. Unica attenuante, lo sfaldamento quasi immediato di un centrocampo che nel terzetto Garofalo-Petermann-Castorri sarebbe stato almeno dignitoso. Anche qui, però, facciamo ricorso ai “misteri della fede” per capire la portata dei diversi infortuni. C’è la privacy, ok. Il caso Castorri resta comunque emblematico. Convocato per Casarano (dopo l’infortunio patito a Cerignola diverse settimane prima), l’ex Cesena scompare di nuovo nelle brume di Trinitapoli. Esce dall’infermeria per il match con la Cavese. Qualche minuto sul terreno di gioco, giusto il tempo per un paio di controlli di palla finalmente “urbani”. Torna la speranza. Pia illusione! Il ragazzo finisce ancora ai box saltando la delicata trasferta in terra siciliana, in cui il suo dinamismo intelligente sarebbe servito. E nemmeno poco, vista l’inconsistenza atletica della mediana rossonera.
“È tutto sbagliato, sta andando tutto al contrario”, canta Samurai Jay nella sua hit Halo. Perché in questa stagione rossonera non c’è nulla da salvare. Una proprietà lontana (e non solo fisicamente!). Un’amministrazione giudiziaria i cui confini d’intervento appaiono quantomeno indefiniti. Un ambiente sfibrato. Una comunione d’intenti inesistente. E tanto per non farci mancare nulla, c’è pure la questione Zaccheria. Lo stadio del Foggia, che ha appena festeggiato il suo centenario.
Entriamo allora a gamba tesa in un campo “minato”. Ci siamo lasciati dieci giorni orsono con due partite in poco più 24 ore. Non proprio una cosa da palcoscenici professionistici. Sgombriamo subito – però – l’orizzonte dagli equivoci e da sterili (e a volte pure pretestuose!) polemiche. L’Heraclea non è l’obiettivo del nostro discorso. L’Amministrazione comunale, sì (e non certo per il calendario che è di stretta competenza delle varie Leghe calcistiche). Con il massimo rispetto per le istituzioni, è inutile negare che l’affaire Zaccheria non si limiti alla pura gestione dello stadio. Di regole e bandi non trattiamo. Sulla loro effettività e regolarità non sta certo a noi questionare. Ci occupiamo invece di una sensazione sempre più violenta che si percepisce. Il Foggia non è più centrale nell’agenda politica cittadina. Forse perché non aggrega. E dunque – detto senza malizia! – non è più una robusta passerella elettorale. La formazione rossonera non può nemmeno allenarsi a casa sua. È stata costretta a emigrare. Il Foggia è stato abbandonato al suo destino. Ci s’informa del suo stato di salute esattamente come si fa con le altre (apprezzabilissime e assolutamente necessarie, per carità!) realtà agonistiche locali.
Ma il Foggia è il Foggia. È l’anima di un popolo. È il sapore del riscatto. Non è semplicemente una squadra. È il tessuto urbano. È l’orgoglio di una comunità costretta a perdere le sue risorse migliori. Gente che si trasferisce a Nord per lavoro ma che porta tatuato sulla pelle l’amato satanello. Il Foggia non è un’associazione vacanziera né una combriccola di amici della domenica. Il Foggia è il battito di un cuore grande. Dovrebbe essere una priorità assoluta dalle parti di corso Garibaldi! E invece – almeno nel nostro sentire – non è così! Ovviamente le colpe del disastroso andamento della compagine oggi di Barilari non è minimamente imputabile all’amministrazione municipale (ci mancherebbe altro!). È tutta farina del sacco societario. Certo però che il Foggia si sta lentamente consumando. Si sta spegnendo nella totale indifferenza. A nessuno – francamente – sembra interessare granché. E questo – se ci permettete – è la cosa che fa più male!
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