Il personaggio della settimana non poteva essere che lui, Domenico Germinale. Eroe di una domenica da leoni e paragonabile, con le dovute proporzioni, allo storico re Leonida (e ci perdoner� il simpatico Troianiello, �spartano� dello spogliatoio per eccellenza). Come accadde l�11 agosto 480 a.C. il �cinghiale-Germinale� � stato lasciato solo al centro dell�attacco alla guida di un manipolo di volenterosi e valenti calciatori ma sicuramente non definibili come cecchini dell�area di rigore. Infortuni e voci di mercato mettono k.o. quattro colleghi dal curriculum �pesante�. Quelle di Salgado e Del Core non sono assenze irrilevanti, quelle di Piccolo (presente in panchina ma a mezzo servizio) e Mattioli fanno tirare il fiato al Pescara (in questo caso i Persiani), avversario giunto a Foggia in difficolt� ma comunque con una rosa, un esercito, da far tremare le gambe (Di Vicino e Zeytulaev in panca). Sull�attaccante trevigiano gravava il peso dell�attacco e come accadde pi� di duemila anni fa, la pugna non ha intimorito il nostrano eroe calcistico. Eppure alle sue spalle non c�erano trecento uomini armati pronti a sostenerlo nell�arena dello Zaccheria, trasformatosi per una volta nell�angusto varco delle Termopili. Bens� Troianiello, Pecchia e Mancino, zanzare tanto fastidiose per le difese avversarie quanto sterili senza il loro riferimento centrale. Pronti � via e si vede subito la voglia di fare bene. Tiro scoccato con coraggio ed un pizzico di presunzione dai venticinque metri, niente male come biglietto da visita in uno stadio diviso tra contestazione e tifo. Rumore di spade contro scudi, di corazze percosse, la battaglia in mezzo ai due mastini centrali � tutt�altro che tenera. Gli avversari fanno capire al guerriero di deporre le armi, ricevendo come risposta un provocatorio �venite a prenderle�. Ed ecco la svolta. Dopo duemila e passa anni l�eroe solitario alla guida del suo manipolo di guerrieri sovverte i canoni della storia e per una volta vince. Cos� l�attacco spuntato del Foggia si trasforma nella pi� affilata arma degli spartani. Al quattordicesimo minuto dell�agone schiva palla al piede il fendente del portiere avversario per beffarlo il pi� facile degli appoggi in rete. Nel secondo tempo il bis. Il cuoio si alza altissimo nel cielo ed invoglia a scoccare il dardo. Coordinazione, elevazione e tiro in rovesciata in un movimento tanto bello quanto un arco in tensione pronto al lancio. Per un momento il pubblico trattiene il fiato sugli spalti seguendo centimetro dopo centimetro quel pallone che rimbalzava verso il nemico. Il rumore del palo stride con la bellezza del gesto atletico compiuto dal �cinghiale� ma � una sensazione temporanea. E� Pecchia a rendere giustizia al compagno siglando il raddoppio. La battaglia al triplice fischio � vinta e da slancio ad un Foggia che adesso vanta cinque punti sulla pi� immediata inseguitrice. Adesso per� arriva il difficile. Bisogna confermarsi e rigirare la storia come un calzino. Il novello Leonida dovr� continuare a dimostrare il suo valore, combattendo strenuamente solo in mezzo a tutti con la speranza nel cuore che presto ci sia qualcuno a sostenerlo in questa battaglia, vecchio o nuovo compagno che sia. Il mercato � aperto.
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