Encefalogramma piatto. Profilo inerme. Il Foggia sembra già aver appeso lo scarpino al chiodo. Svogliato, sbuffante reticenza agonistica. È un po’ la cartolina di questo girone C. Impotente. Violentato dallo tsunami delle esclusioni. Quasi farlocco, se non fosse che lassù ci sono comunque due signore squadre: una più opulenta nella rosa (l’Avellino), l’altra meglio organizzata (l’Audace Cerignola). Lo sguardo della Capitanata rossonera – però – non può essere diretto verso l’alto. È concentrato su una realtà francamente deprimente. C’era da ringhiare, vomitare energie (poche o tante che fossero!) sul tappeto verde di uno Zaccheria che invece ha assistito al pomeriggio balneare di Salines e soci. È bastata una Cavese appena quadrata e manovriera (per inciso: complimenti a mister Maiuri) per azzerare ogni ambizione. Corsa sgangherata, attitudine nervosa al bromuro. Nemmeno uno straccio di ruvidità emozionale. C’era da lottare per raddrizzare un minuscolo pezzettino di storia. Per urlare tutta la rabbia contro l’ennesima stortura di un torneo senza certezze: oggi hai una classifica, domani “scompare” qualcuno e ti ritrovi a fare il passo del gambero.
Nessun attenuante però, sia chiaro. Anzi, un’aggravante! Una prestazione così molle non era immaginabile. Occorreva gettare il cuore oltre l’ostacolo e dare sostanza a un’idea di futuro immediato almeno “speranzoso”. E invece abbiamo rivisto le stimmate del talento solo nei numeri di un “imbolsito” ma sempre incensato dal talento Mino Chiricò, espressione nostalgica di un Foggia che dominava in categoria. E ancora, purtroppo, dopo Monopoli, siamo stati costretti a registrare l’impiego di Marzupio nei minuti finali nel ruolo di centravanti. Il manifesto della remissione alla… clemenza della corte! Del resto Zauri aveva chiesto al mercato invernale un regista (con la Cavese altra performance inquietante di Danzi!) e un attaccante centrale che potesse surrogare (almeno numericamente) Murano. Touho ha gambe esplosive ma confidenza risicata con la porta avversaria. Brugognone è un prospetto di ala interessante. Nulla di più. Se poi alle oramai consolidate carenze produttive (ingigantite dal nervosismo tecnico di Emmausso) si aggiungono le ripetute sbadataggini difensive, ecco che il quadro clinico si è tristemente delineato.
Cosa aspettarsi allora dalle prossime partite? Non vogliamo accennare all’impegno. Quello è richiesto di default. Neppure pretendiamo un’improvvisa ascesa creativa. Il tempo delle intuizioni è finito. C’è solo da capire chi vale il Foggia. Chi merita questa piazza. Staff compreso. Siamo inoltre (e certamente è ciò che oggi preme di più alla tifoseria) in fiduciosa attesa di passi societari decisivi. Urgenti. Quasi impellenti. “Entro fine mese”, ha ribadito il patron nella sua improvvisa apparizione conferenziera. Altrimenti si andrà avanti costruendo un roster giovane e futuribile. Per il quale – peraltro – servono contatti, relazioni, conoscenze e occhio clinico. Ma soprattutto occorre un concetto di scouting (e operatività nelle trattative) rivoluzionario per il club. Il «mood Under» intriga sempre. Perché regala freschezza e sfrontatezza. Di vecchi bucanieri che giungono in terra dauna per svernare non ne abbiamo bisogno. Le perplessità sulla fattibilità di un simile progetto però restano. Anche perché in questi anni abbiamo visto cambi di marcia repentini, dettati da una cosmica impazienza della proprietà e – ad onor del vero – pure dell’ambiente! Noi attendiamo. Sempre vigili… Intanto si va a Biella e s’incrocia di nuovo Brambilla. Ironia della sorte: uno da giovani che allenava un Foggia senza giovani. Magari per l’anno prossimo verrà scelto uno abituato a governare giocatori esperti che si troverà a gestire un gruppo di giovani. Ad maiora…
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