L’avversario di turno – Il Bari: un’autentica corazzata

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“Vogliamo vincere, non ci interessa giocar bene”.

Nelle parole di Valerio Di Cesare, capitano del Bari (pronunciate dopo l’ultima vittoriosa sfida con il Catania, in rimonta: 4-1), v’è sintetizzato il sentiment in casa biancorossa.

Da quelle parti è ancora cocente la delusione per come sono andate le cose nella passata stagione (con la promozione sfumata nella finale play off per mano della Reggiana). Quest’anno non vogliono per nessun motivo fallire l’obiettivo: il ritorno in serie B (possibilmente, senza passare attraverso gli spareggi).

La famiglia De Laurentiis (da 2 anni alla guida del club, fallito nel 2018 e costretto a ripartire dai Dilettanti) ha costruito – per questo campionato – un’autentica corazzata, affidandola ad un allenatore esperto della categoria: Gaetano Auteri (59 anni, siciliano di Florida, ex attaccante), tecnico specialista in promozioni (fu lui a portare, per la prima volta nella sua storia, il Benevento in B).

La squadra l’ha allestita Giancarlo Romairone (50 anni, genovese, ex Spezia, Carpi e Chievo Verona), da agosto nuovo ds del Bari (al posto di Matteo Scala).

Per quantità e qualità, la rosa messa a disposizione di Auteri (successore di Vivarini) non sembra avere rivali nel girone.
Vi sono nomi altisonanti, per la categoria.
Come quelli – ad esempio – degli attaccanti Marras (tornato in C dopo le stagioni a Pescara e Livorno), Citro (negli ultimi anni protagonista in B, sia a Trapani che a Frosinone) o Montalto (risceso in C, dopo aver fatto gol con Ternana, Cremonese e Venezia). E senza dimenticare il riconfermato Antenucci (ex centravanti della Spal, quasi 200 gol in carriera), per non parlare del centrocampista Lollo (uno degli artefici della favola del Carpi, in A qualche anno fa).

“Io sono l’allenatore, ma neppure io mi sento titolare, figuriamoci i giocatori” ha detto giorni fa il tecnico, quasi a sottolineare che nel gruppo non vi sono “intoccabili” con il posto assicurato. Del resto, la concorrenza è tanta.

La certezza è il modulo: il 3-4-3, una sorta di marchio di fabbrica di Auteri.

Questo l’undici iniziale schierato nell’ultima gara (quella, già citata, con il Catania). La maggior parte di loro, era titolare anche a Monopoli (nel sfida precedente, terminata senza reti): Frattali fra i pali; Minelli (sostituto dello squalificato Sabbione), Ciliento e Di Cesare in difesa; Ciofani e D’Orazio sugli esterni; Lollo (al posto di Bianco, infortunato)-Maita coppia di centrocampo; il tridente Marras (preferito inizialmente a Citro)-Antenucci-D’Ursi in attacco.

La filosofia calcistica di Auteri è nota: calcio verticale, possibilmente spettacolare, fatto di proposta (vedi la difesa alta) più che di risposta. Sempre a viso aperto, senza timori reverenziali. Insomma, calcio offensivo.
E, infatti, il Bari sta segnando con continuità (14 gol, nessun’altra squadra ha realizzato di più nel girone) e con uomini diversi. Anche con… bomber che non t’aspetti (come il difensore Celiento, autore già di 3 reti).

Eppure il gioco non è (ancora) quello che vuole Auteri.
Se il miglior pregio del Bari – fin qui – è rappresentato dai risultati (4 vittorie e 2 pareggi, nessuna sconfitta), il difetto più evidente è la mancanza di una manovra convincente.
Più volte è stato il cinismo, tipico delle squadre esperte (l’età media della rosa è superiore ai 28 anni), a fare in modo che il Bari avesse ragione sugli avversari (capitalizzandone gli errori).

E’ indubbio, per dirla con Auteri, che la squadra (che sembra andare in difficoltà, se pressata) debba crescere ancora molto come collettivo.
Ma già così è arrivata lassù, in alto in classifica (al secondo posto – sia pure in compagnia – con 14 punti), ad un passo dalla vetta, dove c’è la Ternana (ma con una gara in più, rispetto al Bari).

Impossibile nasconderlo: la squadra di Auteri è la favorita per il successo finale.