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martedì , 6 Ottobre 2026
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Lo spettro della «D» su un Foggia che ha già cambiato tutto!

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Anche il mio amico Pasquale sembra aver gettato la spugna: “È serie D”. Così. Lapidario. Eccessivamente pessimista? Forse. Ma lui può permetterselo perché sugli spalti andrà sempre.”Until the end”, “Fino alla fine”. Costi quel che costi.
L’emozione influisce inevitabilmente sul “negativismo cosmico” di ogni tifoso. È chiaro però che una riflessione va fatta. Con il Casarano è arrivata l’ennesima sconfitta, la settima di fila, la numero 17 di un torneo sempre più inquietante. C’è angoscia nelle legioni rossonere. L’afición è “terrorizzata” perché il precipizio si avvicina. E non si vede a chi ci si possa votare per evitare di finirci dentro. Nessun intervento “esterno” è più possibile. Le vie sono state già tutte percorse con risultati (sul campo, ovviamente!) disastrosi. Il trend è rimasto costante. Anzi nel 2026 è addirittura peggiorato!
In principio era il club, la società. La pochezza della proposta estiva era lampante. Si è arreso ben presto pure Delio Rossi. E allora stadio vuoto, la gente fuori a spingere perché la madre di tutte le colpe (la presenza di Canonico) fosse espiata. Poi è giunto il giorno della redenzione: fuochi d’artificio e un nuovo sodalizio di imprenditori locali innamorati dei colori rossoneri. La mistica spalanca per una notte la strada alla resurrezione. Il Giugliano, lo “stellone” che s’incarna in “san” Filippo da Bergamo. Tutto risolto? Macchè… è lì che paradossalmente ricomincia la salita. Ci si appella al fattore Zaccheria, al dodicesimo, al catino che trascina e sovverte i pronostici della vigilia. Ma l’Audace passeggia nel derby davanti a 10mila spettatori. Dunque non basta neppure il ritorno del pubblico a invertire la rotta.
Ecco allora il tecnico. Il Foggia ha riscritto i principi della misurazione delle “ere geologiche” degli allenatori. Che in Capitanata durano lo spazio di un paio di conferenze stampa. Passano Barilari (che al momento, in campionato, resta quello con la media punti meno bassa!), poi tocca a Cangelosi e all’operazione “nostalgia anni ‘90”. Due match e bye bye al buon Vincenzo. Che del resto pareva un profilo più adatto alla rivoluzione che non alla resilienza. L’ultima carta il management se l’è giocata con Michele Pazienza, sanseverese doc. Un ragazzo che ha costruito nella limitrofa Cerignola la sua sinora breve gloria futbolistica come allenatore. E… nulla. Nessuna risposta. Encefalogramma piatto: ancora due partite e altri due ko. Conditi dalla scaramanzia al contrario: due volte in vantaggio, due cambi di modulo (seppure con il Casarano si fosse già sull’1-1) e due battute d’arresto subite in rimonta.
Prima di virare sull’allenatore c’era stato anche il restyling massiccio della rosa. Abbandoni e arrivi in massa nei quindici giorni di mercato in cui Casillo e De Vitto hanno potuto operare. Uno sforzo lodevole, quasi “iperbolico” ricordando le lungaggini bradipesche dell’era Canonico. Con la fine del mercato un altro “bonus interventi” è stato di conseguenza esaurito: i giocatori sono questi e non c’è più verso di cambiarli (certo, l’ultimo slot disponibile per gli svincolati, occupato da Biasiol, magari poteva essere utilizzato meglio). Siccome però – come si usa dire – la fortuna è cieca ma la “sfiga” ci vede benissimo, a corollario di una situazione esponenzialmente complicata c’è stato da registrare il nuovo devastante infortunio di Petermann. Davide era l’unico leader vero del gruppo. E mancherà pesantemente.
Dunque in rapida sequenza: società e squadra hanno cambiato pelle, tre mister si sono alternati e il tifoso è tornato allo stadio (le appena 3774 presenze con il Casarano, peraltro, sono già un campanello di allarme!). Però la musica non è cambiata e il Foggia è sprofondato sempre più giù! E dunque, in cosa sperare ora? Non nelle disgrazie altrui, perché sono cose su cui non si ha voce in capitolo. La rinascita dovrà venire da dentro. Ci sarà bisogno di una scossa tellurica, di blindare lo spogliatoio e di essere famelici nel lavoro. La salvezza è molto difficile (viste le condizioni attuali) ma non impossibile. Nonostante tutto, occorre crederci. Ritrovarsi nell’inferno della serie «D» per la 3ª volta in 15 anni sarebbe esiziale. Il treno del riscatto è ancora fermo alla stazione. Sta al Foggia prenderlo e ripartire. Prima tappa Altamura. Gli occhi della tigre e un solo obiettivo: la vittoria!

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