Lorenzo Insigne, dallo Zaccheria al tetto d’Europa

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Era l’estate del 2010 quando un giovanissimo talento napoletano appena diciannovenne approdava alla corte del Foggia Calcio. Il suo nome, all’epoca del tutto ignoto, era Lorenzo Insigne, e lo scenario, per tanti aspetti, non era troppo distante da quello attuale.

Sulla panchina rossonera, allora come oggi, sedeva da poche settimane Zdenek Zeman e l’entusiasmo in città, dopo anni di anonimato, faticava a contenersi. La campagna acquisti, portata avanti dal solito Peppino Pavone, aveva regalato al boemo una serie di giovani calciatori dalle grandi premesse, che negli anni non deluderanno le aspettative.

Ricordiamo su tutti il centravanti sardo Marco Sau, attualmente in forza al Benevento,che nella massima serie ha vestito le maglie di Sampdoria e soprattutto Cagliari, con cui ha collezionato 193 presenze e 45 gol in gare ufficiali, e capace di segnare 20 reti in 33 partite durante la sua avventura foggiana.

Poi ancora Simone Romagnoli, difensore centrale all’epoca ventenne proveniente dalla primavera del Milan, che negli anni successivi ha messo in cascina quattro campionati di Serie B con le maglie di Pescara, Carpi, Brescia e, nella scorsa stagione, Empoli.

Karim Laribi e Bartosz Salamon: il primo, oggi trequartista della Reggiana, ha vestito negli anni le casacche di Bologna e Verona nella serie cadetta e del Sassuolo nella massima serie; il secondo, dopo l’esperienza in rossonero, ha giocato in A con Sampdoria, Cagliari, Spal e Frosinone, oltre ad aver collezionato 9 presenze con la nazionale maggiore polacca.

Ed infine Vasco Regini, difensore emiliano classe 1990, che dopo Foggia ha frequentato stabilmente i palcoscenici della Serie A tra le fila del Parma, del Napoli, e soprattutto della Sampdoria, e Diego Farias, approdato a Foggia nel Gennaio del 2011 e titolare del Cagliari dal 2014 al 2019.

Quella di Insigne, però, già allora sembrava essere la stella più lucente. Sin dai primi approcci col mondo rossonero il talento cristallino del giovane fantasista partenopeo splendeva di una luce che, con rammarico, tutti sapevamo avrebbe brillato per poco tempo allo Zaccheria.

Al termine di quella stagione, infatti, memorabile per certi aspetti, controversa per tanti altri, Zeman portò Insigne con sé al Pescara, dove avrebbe fatto le fortune degli abruzzesi con Immobile e Verratti, altri due protagonisti di Euro 2020.

Di quella “stagione maledetta” al tifoso foggiano non resta che l’amaro in bocca per ciò che poteva essere e non è stato, complice una serie di circostanze che portarono al fallimento di un progetto tanto ambizioso quanto improbabile. Ammirare, ad ogni modo, le prodezze di un talento sbocciato a Foggia esibite nei teatri più prestigiosi del calcio europeo scalda il cuore, e rivaluta in un certo senso la scelta di  Canonico.

Zeman, del resto, è questo da sempre, e lo ha ribadito durante la conferenza di presentazione: un generatore di talenti e di sogni. Quelli che, grazie a lui, hanno avuto modo di vivere giocatori come Insigne. Quelli che, grazie a lui, hanno vissuto e sperano di rivivere tutti i tifosi rossoneri.