Provaci ancora Zdenek

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Solo, pietrificato in panchina come il Golem di Praga, mentre lo stadio di Benevento si svuota festante. Eᄡ il primo maggio di Zeman. Diciassette anni fa. Ayrton Senna usciva di pista alla curva del Tamburello, mentre Paolo Di Canio, in versione partenopea, inceneriva i sogni dᄡEuropa del primo Foggia zemaniano.

Il fascio del Quarticciolo approfittava di una topica surreale del portiere di riserva Bacchin, sciagurato sostituto del Ren� Higuita di Matera, Franco Mancini. Sulla panchina azzurra, lo stolido Paul Newman viareggino, alias Marcello Lippi, negli anni a seguire, uno degli antagonisti pi� accaniti del Boemo. Coincidenze funeste. Oggi, sul prato sannita, la truppa del boemo � sfilata sotto le forche caudine di una sconfitta surreale. I satanelli hanno perso quattro a tre il match contro il Benevento. Al ventesimo del secondo tempo vincevano tre a uno. Favoriti successivamente da un�inutile superiorit� numerica.

La nemesi foggiana ha un nome da centravanti di Oronzo Can�: Felice Evacuo, controverso bomber locale. E� la summa di un campionato: champagne a ettolitri per un�ora, poi il tracollo psicofisico. La fragilit� di ventenni, imberbi, cresciuti nella bambagia di settori giovanili blasonati, alle prese con le rudezze e le furberie della serie C. Fanciulli pieni di futuro calati in un torneo di trentenni disillusi e furbi, di “bastardi senza gloria”. La partita con il Benevento sancisce il definitivo addio ai play off, all�ultima chance di evadere dagli inferi della Lega pro al termine di una stagione in chiaroscuro.

A luglio scorso Zeman tornava in Capitanata dopo sedici anni. Attratto dalla prospettiva di polverizzare il tempo trascorso, ricomponendo il clan dei bei tempi. Tornare in pista per togliersi di dosso la polvere, l�aria da bilioso Savonarola del calcio italiano cucitagli addosso dalla monotonia della stampa sportiva. Ingaggiato dal patron scorsesiano, Don Pasquale Casillo. Affiancato dall�occhio lungo di Peppino Pavone, rabdomante dei campi di periferia. Scopritore di tasselli perfetti per lo scacchiere boemo. E una citt� disperata, lacerata dalle buche e dai dissesti di bilancio.

A rota di oppiacei calcistici, che leniscano una quotidianit� soffocante, smaniosa di ricongiungersi con il messia di Praga. Il campionato racconta di un miracolo parziale. Una squadra di ragazzi in prestito, allestita con diecimila euro. Il carisma alla Clint Eastwood di Zeman � rimasto intatto. I ragazzi accettano senza fiatare il massacro combinato di gradoni e ripetute. Esplodono Insigne e Sau, ovvero il romarietto di Frattamaggiore e l�ombroso bomber barbaricino. Una quarantina di gol in due, a consacrare la compagine pi� prolifica del calcio professionistico. Romagnoli, gigantesco centrale difensivo, si � imposto per classe e continuit�. Regini e Kone sono i pendolini di fascia nuovi di zecca.

Le dolenti note narrano invece di una difesa ingenua e perforata, di cedimenti emotivi dovuti alla giovane et�, nell�ultima, decisiva fase del campionato. La definitiva palingenesi di Zemanlandia � rinviata di una stagione. Se i ragazzi rimanessero in blocco, avrebbero pochi rivali. Una prospettiva utopica. Tutto � affidato alla lungimiranza di Don Pasquale. Sperando che Zdenek rimanga al suo posto.

Fonte: linkontro.info