«Non ho la bacchetta magica, alla squadra serve ancora del tempo per migliorare». Davide Pellegrini è il primo ad essere consapevole che la vittoria strappata con la Ternana non ha entusiasmato. Se non per il risultato finale, lunico vero passato avanti della squadra.
UN SUCCESSO, il primo dopo otto giornate, che non ha cancellato i grandi limiti dell´organico messo a disposizione da Arvedi e Cannella. Tante sono state le novità che l´ex tecnico della Berretti ha offerto al pubblico del entegodi. A partire dalle assenze nell´undici titolare dei veronesi doc Ferrarese e Corrent, in panca per 90´. Un rischio, quello corso da Pellegrini, che è stato ripagato sul campo grazie all´invenzione del 18 enne Vriz. Il modulo con cui si è presentato alla sua prima tra i professionisti lo ha visto riproporre lo stesso schema che a Legnano ha decretato la fine dell´era Colomba. Un 4-3-3 col rientro di Martinelli sulla destra, viste anche le squalifiche di Mancinelli e urme, e la conferma del trio Sibilano-Orfei- Morabito davanti a Rafael. Inedita la linea di centrocampo, con l´ingresso dall´avvio di Giraldi come play basso, un altro baby, insieme a Herzan sulla destra e Iovine sulla sinistra. Se Corrent e Ferrarese si sono gustati il primo successo stagionale della squadra dalla panchina, Di Giulio invece è stato costretto ad assistere allo spettacolo dalla tribuna, con Cossu. Pellegrini ha sorpreso tutti decidendo anche di affidarsi dall´inizio al giovane Karamoko Cissè, uno dei più pericolosi fino a quando un problema fisico lo ha costretto a lasciare il campo, schierato nel tridente offensivo insieme a Greco e Da Silva. Quando si dice la fortuna aiuta gli audaci. È il caso di Pellegrini, che ha mostrato grande personalità basando le sue scelte non sui nomi ma solo «sulle indicazioni ricevute durante la settimana». Pure Morante, entrato a una manciata di minuti dalla fine, in settimana non deve essere riuscito a convincere il nuovo tecnico. Non è il caso di Giovanni Vriz, classe 1989, figlio di Sergio, calciatore dell´Hellas dei primi anni ´70. Spriz, come lo chiamano i compagni delle giovanili, dopo una ventina di minuti dal suo esordio in C è riuscito a regalare un sorriso ai tifosi gialloblù. «Ero già contento di fare parte dei convocati, poi ho scoperto che sarei andato in panchina e infine la gioia del gol. Che giornata indimenticabile, sto vivendo un sogno – dice il giovane attaccante di Pordenone – L´emozione è salita a mille quando il mister mi ha mandato in campo. All´inizio ero un po´ impacciato, poi con il passare del tempo son cresciuto. È stato tutto magnifico, l´esordio baciato dalla rete della vittoria, il mio nome cantato dai ragazzi della curva. Ringrazio il mister per l´opportunità concessami, però adesso è vietato sedersi sugli allori».
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