Ancora di Novembre, ancora alla decima di campionato. Come un rito che si ripete, ecco l´ evento che trascende da logiche di classifica e conti algebrici. E´ troppo presto per far calcoli, ma come pesano questi tre punti!!! Posson dar morale ai vincitori oltre che la testa della classifica ad uno dei due contendenti. La sconfitta nel derby, allo stesso tempo, può far scemare entusiasmo e calore, far barcollare certezze, accentuare dubbi ed incognite sul futuro. Della piazza, dei tifosi. Ulf Hallberg, scrittore svedese, afferma ne “Il calcio rubato” che “non c´è niente di più vuoto della testa di un tifoso con un´aspettativa delusa”. E´ una di quelle partite, dalla quale tutti s´aspettano un pò di più . Importante, sentita, che cade in un momento topico. Il Foggia va per il decimo risultato utile consecutivo, il Donia cerca il primo gol e i primi punti lontano dal Miramare. Ora è più facile ammetterlo; un anno fa, di questi tempi, qualcuno snobbava l´evento, sosteneva la tesi del “non derby”. Finì con uno scialbo pari allo Zaccheria, poi, in riva al Mare, i sipontini passeggiarono sulle rovine di un tristissimo Foggia di metà Marzo. Qualcosa è cambiato, molto verrebbe da dire. Ora, lo scenario di questa che è quasi una stracittadina, disegna sulla carta un gap importante di valori tecnici, quasi in antitesi rispetto alla passata stagione. Il Foggia ha dalla sua il piacere di sentirsi chiamare corazzata e tanti uomini che possono decidere di…decidere il derby. Dall´Acqua vorrebbe farlo a tutti i costi, Chiaretti aspetta paziente e sornione un altro guizzo da tre punti. Cardinale e Princivalli si esaltano in queste gare; Salgado che sogna di giocare Università Catolica-Colo Colo, immagina con i suoi occhi a mandorla il primo acuto allo Zaccheria. Il Foggia mette in campo i suoi sette punti in più, la tendenza più volte rivendicata dalla coerenza di Cuoghi a dire “no grazie” alla roulette delle presunte bollicine di zemaniana memoria. I sipontini faranno trentadue chilometri sulla via del Mare portando con loro il fardello pesante di assenze importanti. Non ci sarà il passo agile e dinoccolato di De Paula, nè tantomeno l´esperienza di Stefano Trinchera. La voglia, quella si. Quella di dimostrare che la favola batte ancora la tradizione, e che la loro non è più una favola. Una realtà, emergente, ma pur sempre una realtà. Lottando palla su palla sino al novantesimo, giocando la partita della vita. Regalando un dispiacere a chi, anche in questo momento è in coda ai botteghini dello Zaccheria. Le 16:20 di domenica contengono la verità, l’esito. Di un derby, di un rito, che puntuale è tornato. (nella foto le immagini pre partita dello scorso anno)
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