Dalla polvere all´altare della gloria, dal dolore alla gioia, dalla fine di un uomo alla nascita di un dio, dal rigore sbagliato al gol vittoria.
Solo un climax ascendente forse può rendere l´idea dell´altalena di emozioni che ha coinvolto Stefano Dall´Acqua nella gara contro il San Marino. Già, il San Marino. Quella ridente squadra di quella sorridente repubblica confinante con l´Emilia-Romagna. Una città nata sul monte Olimpo (a proposito, ieri allo stadio i sanmarinesi presenti erano otto. Si, proprio otto, avete presente? Il doppio di quattro gatti…), una squadra soprannominata ´Titani´. Un po´ una contraddizione, dato che, nella mitologia greca, proprio i Titani, quegli orrendi bestioni multiformi, cercarono di conquistare l´Olimpo, il monte dominato dagli dei.
Alla fine ci ha pensato Dall´Acqua a scacciare i Titani, senza scomodare padre Zeus, sostituendo il dardo del padre delle divinità con un delicato tocco d´esterno su assist di Mounard (un altro semi dio, come Salgado) battendo il portiere sanmarinese che, guarda caso, si chiama proprio Dei (mentre il portiere del Foggia ha dimostrato di non essere da meno volando da un palo all´altro con maestria. Tra l´altro il nome Castelli avrà sicuramente ricordato qualcosa ai repubblicani che, in città, di castelli ne hanno nove). Proprio Dei (lo stesso che, con la maglia del Rimini allo Zaccheria, parò un rigore simile ad un altro astinente del calcio foggiano, Oliveira) che, come un immortale, ha neutralizzato la conclusione dagli undici metri di Dall´Acqua che, dopo circa venticinque minuti, con un´ondata alla Nettuno ha spazzato via i suoi problemi di astinenza con il gol, regalando il primato in classifica al Foggia.
Ebbene si, caro San Marino. Questa volta, sul monte Olimpo ci sono i Satanelli. Gli dei, in squadra, li abbiamo noi.
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