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domenica , 25 Ottobre 2026
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Papagni:”Foggia e Taranto orgoglio della Puglia”

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Attenzione a non sollevarsi da terra. L’obiettivo ormai vicino, la cassa di risonanza che si sta dando a questo virtuale traguardo, possono avere gli effetti di un boomerang. Il Taranto non può concedersi amnesie o rilassamenti. Il calendario, in qualche modo, viene incontro. Contro Foggia e Avellino, scontri diretti a tutti gli effetti, gli stimoli verranno naturali. Si comincia con il derby dello “Zaccheria” e non c’è intenzione di mollare in nessun senso. «Il Taranto proverà a giocarsi la sua partita» Spesso è una frase ricorrente. Lo ha ripetuto ieri anche il tecnico Papagni. Banale, retorico, ma è davvero così. Il Taranto deve fare la sua partita, senza farsi condizionare dal punto che serve, dal punto che apre le porte dei playoff. Allora spazio ai sentimenti della vigilia, al puro piacere di poter partecipare a qualcosa che profuma di “evento”. «Innanzitutto mi auguro sia una bella partita – ammette l’allenatore – Perché le premesse per divertirci ci sono tutte. Si affrontano due formazioni che hanno totalizzato 56 punti e penso sarebbero stati sufficienti per guidare ora il girone A di C1. Taranto e Foggia rappresentano l’orgoglio di Puglia e andrebbero accomunate in un unico applauso. Noi siamo in un buon momento e lo testimoniano i dodici risultati consecutivi che abbiamo inanellato». Buona partenza, per meglio dire buonista. Progressivamente l’accento viene posto sulle mere questioni rossoblu. «Abbiamo teoricamente bisogno di un punto. Ne abbiamo bisogno tutti, società, tifosi, città. Non voglio minimizzare questo nostro obiettivo, le difficoltà che abbiamo dovuto superare per centrarlo. E vi posso assicurare che di momenti ardui ne abbiamo superati diversi. Anche a Foggia, al di là delle assenze, vogliamo dimostrare di che pasta è fatto questo gruppo. Terzo posto? Pensiamo ai playoff». Foggia e Avellino. Sono due i match-point sulla ipotetica racchetta rossoblu. Papagni quasi si stupisce per essersi messo in tale condizione. Un’analogia con l’anno scorso quando sempre il 33esimo turno (Taranto-Rieti 2-1) sancì il matematico accesso alla fase successiva. «Certamente siamo in una situazione privilegiata. Quasi non preventivabile fino a sette giorni fa. Ma la voglia di non fare calcoli è stata sempre la nostra forza. Adotteremo questo atteggiamento anche contro il Foggia. La forza di un gruppo è l’equilibrio e noi non ci siamo mai fatti prendere da eccessi in un senso o nell’altro. In questi mesi di permanenza a Taranto abbiamo fornito numerosi segnali. Ad esempio mi viene detto delle assenze: finisco per ripetere i medesimi concetti. Di giocatori indisponibili abbiamo sempre sofferto, siamo sempre andati oltre queste disavventure, tra le più disparate e… disperate » . I rossoneri hanno cambiato molto rispetto al confronto. Principalmente in panchina con Fulvio D’Adderio che dopo diciannove gare ha sostituito Stefano Cuoghi. Ma anche l’organico ha subìto alcune modifiche con l’innesto di importanti giocatori come Pecchia e Mastronunzio. «Ho sempre detto che il Foggia insieme a Perugina ed Avellino gode di un organico di alto livello. Ha cambiato modo di giocare: ora c’è un trequartista dietro le due punte. Ha assunto un modo di giocare più offensivo. Una formazione importante, insomma». Le premesse per assistere ad una partita spettacolare ci sarebbero. Magari con la nuvola aleggiante del pareggio facile, ma Foggia e Taranto possono distribuire sul terreno schieramenti altamente propositivi. «E’ vero – conferma Aldo Papagni – sono due squadre che cercano di giocare. Potrebbe uscirne una bella partita. O almeno ci sono i presupposti. Mi auguro che sia una festa di sport». Capitolo formazione. Papagni non si sbilancia. Attende come si svilupperà il processo di recupero di Cammarata e poi deciderà. Il 4-2-3-1 sembra certo anche se il tecnico di Bisceglie

prova a mimetizzare le sue intenzioni. «Ci sono due giorni ancora. Vediamo come risponde Cammarata. Penso che possa recuperare in tempo. Preoccupato per la penuria di attaccanti? Niente affatto, perchè considero Catania, Zito, Toledo, Mattioli anche loro degli attaccanti. Ci sono giocatori che possono fare un certo tipo di lavoro. Poi sul modulo non c’è nulla di certo. Possiamo partire in un modo e poi variare a seconda di quello che dice la partita o come si muove l’avversario» .

Fonte: Corriere del giorno

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