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domenica , 25 Ottobre 2026
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Giuseppe Pecchia:”Mio figlio Fabio innamorato di Foggia”

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Quattro e mezza del pomeriggio. Stadio pressochè deserto. Una cinquantina di coraggiosi assiste in diversi settori all´allenamento dei rossoneri. Qualcuno ne approfitta per correre lungo la gradinata est sotto un sole che spacca le pietre. Nel silenzio più totale, rotto solo dal rumore di un pallone che rimbalza, ecco il cigolio di un cancello che si apre. Due uomini entrano in tribuna, guardandola affascinata. Nessuno dei pochi cronisti li presenti si sarebbe aspettato di trovarsi di fronte il padre ed il fratello di Fabio Pecchia. La prima impressione è di cordialità e simpatia, due doti necessarie ed importanti per rompere il ghiaccio. Papà Giuseppe, uomo di calcio (allenatore da anni dei pulcini del Lenola) guarda lo Zaccheria e commenta:”Un gioiello”. Francesco (il fratello maggiore) gli fa eco:”Un campo davvero bello”. Per la prima volta dopo dieci anni papà Giuseppe torna in uno stadio per vedere giocare suo figlio:”L´ultima volta che andai allo stadio era nel 1997, quando fabio vestiva la maglia della Juventus. Da allora non sono più riuscito a vedere una sua gara…troppa tensione, troppa sofferenza. Mi limitavo a guardare l´ingresso in campo delle squadre, poi preferivo girare canale o cambiare stanza. Ci voleva un´allenamento del Foggia per tornare a vedere giocare Fabio”. Papà Giuseppe guarda quasi commosso il figlio dirigere in campo i compagni durante la partitella di allenamento. Quanto tempo è passato dal giorno in cui il piccolo tifoso della Fiorentina Fabio Pecchia cominciò a seguire il padre negli allenamenti. “Spesso andavamo all´Olimpico insieme quando giocava il Napoli, squadra del mio cuore. Quando aveva cinque anni lo portavo con me al campo del Lenola, dove allenavo i pulcini. Si può dire che io sono stato il suo primo allenatore e, pensate, partì come difensore di fascia ma capace di adattarsi anche come centrale. Il fratello Francesco sembrava molto dotato tecnicamente e giocava come regista a centrocampo. Fu quasi tesserato dalla Lazio e dal Milan ma per motivi familiari dovette rinunciare”. Allora, come spesso accade, è il fratello a riuscire nell´impresa di sfondare. “Tutto risale a diversi anni fa, quando la mia società si affiliò alla Lazio. Fabio giocava nel Cassino Club Lazio ed il fato gli offrì l´occasione della vita. Ad Avellino era previsto un torneo giovanile internazionale, ma una squadra straniera all´ultimo minuto fu costretta a rinunciare. La Lazio decise di proporre come sostituta proprio il Cassino Club Lazio. Fabio giocò davanti a Rivelino che subito lo segnalò a Tascone del Napoli. Firmammo un´opzione ma l´Avellino si accorse di lui e fece notevole pressione per metterlo sotto contratto. Alla fine cedemmo e gli irpini lo acquistarono assieme ad Angelo Ferrara, un suo compagno di squadra. Da lì intraprese la sua carriera cambiando il ruolo in centrocampista”. Ma dopo una vita trascorsa in campionati ad alti livelli e tanti problemi (soprattutto negli ultimi anni) come si trova Fabio a Foggia? “Da quando sta a Foggia sta bene, dice di sentirsi tornato indietro nel tempo, come quando giocava con il Napoli. Lui i tiene molto a questa squadra e vorrebbe rimanere. Ha un grande rispetto per il presidente, una persona con la quale ha instaurato un ottimo rapporto”. Il feeling con il pubblico foggiano sembra una caratteristica peculiare della famiglia Pecchia:”E´ proprio così, infatti mia figlia-dice Giuseppe- è stata allo Zaccheria con marito e figli alcune settimane fa, in occasione di Foggia – Taranto. E´ tornata a casa estasiata dicendo che il pubblico è fantastico e numeroso. Dei veri e propri lupi pronti a sbranare la preda dal primo all´ultimo minuto”. Il tempo vola e l´allenamento finisce, mentre i calciatori tornano negli spogliatoi, Giuseppe e Francesco ci salutano, prima di andare a salutare Fabio. Non assisteranno alla partita contro la Cavese…ma vorrebbero tanto esserci fra quattro settimane.

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