All’ora di pranzo prende il sole nel giardino di casa. In mattinata al bar c’è stato un via-vai di tifosi, tutti a chiedergli della debacle di Foggia, ma soprattutto a guardare oltre, a pensare già al ritorno di domenica al «Simonetta Lamberti». Antonio Fariello, il presidente della Cavese, ci crede. E con lui ci crede tutta la società che in serie B voleva e vuole andarci. Stanziato già a suo tempo il premio promozione. «Non è questione di soldi-si affretta a dire- ma di orgoglio. E l’allenatore Campilongo e i nostri calciatori di orgoglio ne hanno tanto». Sembra lontana una vita la sconfitta di Foggia. Il presidente è già con la testa al ritorno, alla rivincita. Il suo lunedì è iniziato di primo mattino. «Ho telefonato al tecnico e ai calciatori per fare sentire la vicinanza della società. Da giovedì sera andremo in ritiro a Serino, una decisione presa di comune accordo. Dopo l’amichevole ci sposteremo tutti insieme in albergo per vivere con grande concentrazione la vigilia del ritorno. Definisco quella di domenica la madre di tutta la partita». Non è finita insomma. Questo è il messaggio che vuole lanciare Fariello. «Il Foggia avrà vita durissima, li aggrediremo in tutte le zone del campo. Ci metteremo tutto il cuore che abbiamo. Attaccheremo dall’inizio alla fine. Per i rossoneri non sarà una passeggiata, se vogliono la finale dovranno ancora sudarsela». Il rammarico lascia lo spazio alla speranza. «La nostra stagione è stata fantastica, al di sopra di ogni più ottimistica previsione. Ci restano da giocare ancora novanticinque, forse cento minuti, e intendiamo farlo con tutto quello che abbiamo dentro. E vi assicuro che questa Cavese è ancora viva. Undici contro undici a Foggia stavamo vincendo, poi è andata come è andata». Il presidente parla anche dell’arbitro, si sofferma su un aspetto tutt’altro che secondario. «Confidiamo in una designazione all’altezza. Il Foggia è una corazzata, ha una tradizione e un blasone da difendere ed ha investito tantissimo. Ma noi esigiamo rispetto. Abbiamo regalato il miglior calcio della serie C, dimostrando correttezza in tutti i campi dove abbiamo giocato. Correttezza che è stata quella dei nostri tifosi. Ecco perchè dico che questa gionata va vissuta con straordinaria intensità fino all’ultimo secondo. Poi ci vuole l’applauso finale». Un «Simonetta Lamberti» pieno come pieno era lo «Zaccheria». «Domenica allo stadio mi aspetto gli ottomila, mi aspetto un tifo sano e corretto, ma calorosissimo. I calciatori hanno bisogno di sentire la spinta dei tifosi e di vedere una grande coreografia. Mai come in una semifinale play off il pubblico può rappresentare l’arma in più». Fin qui le buone intenzioni, ma tre gol sono tre gol e soprattutto bisognerà farli al Foggia. «Anche all’Avellino abbiamo segnato tre gol, nel calcio tutto è possibile. L’importante è continuare a crederci e remare tutti quanti nella stessa direzione». Intanto, si riesamina la sconfitta di Foggia e Campilongo ventiquattr’ore dopo ammette un errore commesso. «Avrei dovuto inserire Tatomir quando eravamo in dieci uomini. Poteva dare più sicurezza alla squadra, anche se non l’ho messo all’inizio perchè in settimana è stato influenzato. Sugli altri cambi niente da dire, Ercolano non potevo toglierlo perchè mi assicurava fisicità. Unniemi sulla linea dei terzini non aveva fatto male, i gol anzi li abbiamo presi con Volpecina in campo e Poziello l’ho messo perchè mi serviva uno che la prendesse di testa». Anche sui sostituti si difende. «De Giorgio l’ho tolto perchè in dieci mi serviva un difensore in più e dovevo sacrificare un attaccante. Alfano era stremato, anche Schetter non ce la faceva più tanto è vero che è stato lui a chiedermi il cambio».
Fonte: Il Mattino
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