Foggia incute soggezione. Ancor di pi� da quando � tornato Zeman a ricostruire l�universit� del calcio che qualche tempo fa stupiva l�Italia. Lo Zaccheria appare quasi come un vecchio ateneo nel quale si presentano umili i giovani calciatori provenienti dalle primavere dei club di serie A. A fare da docenti ci sono cinquemila e passa spettatori, seduti sui gradoni come professori dietro la cattedra in attesa di una risposta. Giusta naturalmente, pena la bocciatura. E� capitato a tutti i rossoneri del recente passato sedersi almeno una volta davanti a loro. Sta al calciatore far prevalere la sua conoscenza calcistica ma ancor prima la sua forza morale, la capacit� di gestire il timore che incute lo sguardo di cinquemila e passa persone sui tuoi piedi. E� capitato anche al brasiliano Diego Da Silva Farias, ventenne dall�animo poco sudamericano. Voce sottile, pacata, che scaturisce da un sorriso timido e genuino.
SOROCABA � Difficile trovare un brasiliano cos�. Di solito, da quelle parti, non esistono mezze misure. O si � al limite della sfrenata gioia, oppure si soffre di �saudade�, quel velo di malinconia che nasconde un carattere pi� introverso, diametralmente opposto al precedente. Il suo essere uomo, Diego lo ha mitigato in Italia, strappato dagli osservatori del Chievo Verona all�et� di quindici anni dal club del Campo Grande, quando con la casacca bianconera addosso tirava i primi calci al pallone. Lui, nato nell�entroterra brasiliano, nello stato di San Paolo, a Sorocaba per l�esattezza, una delle citt� pi� popolose del paese sudamericano, nota per essere una delle pi� attente alle esigenze dei cicloamatori con circa sessanta miglia di piste ciclabili sul suo territorio.
TORCIDA – Ma Diego ha nel sangue il calcio. La bici � per il tempo libero, il cuoio di un pallone � per sempre. Il piccolo campo dell� “Italo de Cima”, stadio del Campo Grande, ribolle da sempre di passione, come tradizione comanda in Brasile. La torcida � calda ed a Verona, sponda Chievo, forse per qualche tempo gli sar� mancata, mischiata nel gelo della citt� e agli spalti vuoti dettati dalla diatriba su quale sia la prima squadra del capoluogo veneto. La stagione a Verona, sponda Hellas, con gli undicimila e passa abbonati registrati dal club giallobl�, lo ha riavvicinato per un po� a casa, risvegliandone gli antichi e sopiti entusiasmi. Adesso, invece, la sua casa � lo Zaccheria. La sua torcida � quel pubblico dal palato fine, assiepato sui gradoni in attesa del suo esame, per decidere se annoverarlo tra gli idoli o tra i �normali�.
GESTO TECNICO � Lui, pallone sotto la suola e sguardo lontano verso la porta avversaria, ha sostenuto il suo esame. La domanda a piacere era un difficile tiro di destro con traiettoria a rientrare. Un colpo difficile, ancor pi� se fatto con traiettoria ad uscire. Lui decide di sfoderarlo a met� del primo tempo. Il pallone sembra radiocomandato, impazzito, inarrestabile. Sembra voler uscire a lato, poi altro, poi preda del portiere, ma � solo un illusione. Il gol fa scattare in piedi la platea ed il boato di approvazione vale come un trenta.
SOGNO – �Era il gol che sognavo�, riveler� Diego a fine partita, dopo aver ricevuto sulle spalle le pacche dei tifosi. �Avevo sperato di segnare all�esordio allo Zaccheria perch� mi avevano parlato del pubblico. Sapevo che qui a Foggia da una carica in pi�. Di certo non mi aspettavo di segnare da fuori area. E� il primo che faccio ma ne sono contento�. All�applauso fragoroso dei tifosi si aggiunge l�abbraccio dei nuovi compagni di squadra. Dopo solo due settimane di lavoro Diego si sente gi� parte del gruppo: �i ragazzi sono venuti ad abbracciarmi dopo il mio gol e dopo l�assist a Sau. Questo testimonia quanto sia forte l�armonia tra noi calciatori�.
POVERO LANCIANO � Intanto, chi fa le spese del brillante esame universitario di Farias � il malcapitato Lanciano. C�� poco da fare, contro gli abruzzesi il Foggia non conosce mezze misure: o perde male o vince con gol d�autore. La perla di Farias, ma anche le due parabole disegnate a Insigne ieri, si vanno a sommare ai tre gol di Mounard negli anni passati (splendido quello al volo nel sette), quello di Salgado nel 2006 ed ancora la verticalizzazione di Burrai per Sau nella gara di andata. Senza dimenticare la rovesciata di tale Carmine Pascariello, meteora nella novantennale storia del club dauno. Perla tanto bella quanto rara. Toccher� adesso a Farias fare in modo di non fermarsi ad un solo esame come il suo predecessore e magari conseguire la laurea a giugno. Con il Foggia.
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