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lunedì , 12 Ottobre 2026
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Foggia, crollo allo Zaccheria: il Potenza domina e suona il primo campanello d’allarme

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Il Foggia cade sotto i colpi del Potenza e lo Zaccheria si trasforma ancora una volta in terra di conquista. La formazione lucana, guidata da Ivan Tisci, impone la propria superiorità per tutti i novanta minuti, mettendo a nudo i limiti tecnici, fisici e caratteriali della squadra di Gaetano Auteri. Una vittoria ampiamente meritata per gli ospiti, capaci di interpretare la gara con organizzazione, intensità e lucidità, lasciando ai rossoneri soltanto il ruolo di comprimari. La differenza in campo è apparsa evidente sin dalle prime battute. Il Potenza ha mostrato maggiore brillantezza, compattezza e capacità di gestire i momenti della partita, mentre il Foggia è apparso spesso in affanno, costretto a rincorrere un avversario più reattivo e meglio organizzato. Una supremazia che non si è limitata ai singoli episodi, ma che ha caratterizzato l’intero andamento della contesa. A lasciare perplessi sono state anche alcune scelte di Auteri, sia per quanto riguarda gli uomini schierati sia per il sistema di gioco adottato. Affrontare una squadra che si presentava allo Zaccheria forte dei numeri importanti costruiti in questa prima parte di stagione richiedeva probabilmente un approccio diverso. Il campo, invece, ha restituito l’immagine di un Foggia incapace di trovare le contromisure necessarie per arginare la manovra degli avversari e rimettere in discussione gli equilibri della gara. La sconfitta ha lasciato l’amaro in bocca ai quasi ottomila spettatori presenti sugli spalti, costretti a lasciare lo stadio con la delusione stampata sul volto. Di tutt’altro tenore l’atmosfera nel settore ospiti, dove i tifosi lucani hanno potuto festeggiare intonando il coro «Se ne va, la capolista se ne va», fotografia di una serata nella quale il Potenza ha dimostrato di avere qualcosa in più. Il dato che preoccupa maggiormente riguarda il rendimento interno dei rossoneri. Nelle nove giornate di campionato considerate, lo Zaccheria non è riuscito a trasformarsi nel fortino che una piazza come Foggia si aspetta. Una sola vittoria, contro il Sorrento, i pareggi con la Salernitana e il Savoia e le sconfitte contro Cerignola e Potenza raccontano di una squadra che fatica a imporsi davanti al proprio pubblico. Un rendimento che pesa, soprattutto per una tifoseria abituata a vivere lo stadio come un valore aggiunto e che anche in questa occasione non ha fatto mancare il proprio sostegno. L’entusiasmo sugli spalti, tuttavia, non è stato ripagato da una prestazione all’altezza delle aspettative.

Il ko contro il Potenza rappresenta un evidente passo indietro rispetto alle precedenti uscite contro il Sorrento e con il Cosenza, nelle quali il Foggia aveva lasciato intravedere segnali incoraggianti. La crescita della squadra, invece, continua a procedere a intermittenza, alternando prestazioni positive a cadute che riaprono interrogativi sulla reale consistenza del gruppo e sulla sua capacità di trovare continuità. È proprio questo l’aspetto che deve preoccupare maggiormente. Perdere contro la prima della classe può rientrare nelle difficoltà di un campionato lungo e competitivo. Farlo, però, senza riuscire a reggere il confronto sul piano dell’intensità, dell’organizzazione e della personalità impone valutazioni più profonde. La battuta d’arresto chiama in causa tutti: proprietà, dirigenza, staff tecnico e calciatori. Non si tratta soltanto di analizzare una sconfitta, ma di comprendere perché una squadra che sembrava aver imboccato la strada giusta continui a smarrirsi proprio quando è chiamata a confermare i progressi mostrati. Per Auteri, in particolare, sarà necessario individuare le soluzioni per restituire equilibrio, solidità e fiducia a un gruppo apparso in difficoltà. Servono risposte concrete, non soltanto sul piano tattico, ma anche sotto il profilo mentale e caratteriale. La stagione è ancora lunga e il tempo per correggere la rotta non manca. Ma la serata dello Zaccheria ha lasciato un segnale inequivocabile: il Foggia deve ritrovare se stesso, perché deludere le aspettative del proprio pubblico lascia ferite che vanno ben oltre il risultato del campo. Quello contro il Potenza non è soltanto uno stop da archiviare, ma il primo vero campanello d’allarme di una stagione che chiede risposte immediate.

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