“A Foggia si vive di pane e pallone”.
È questa la frase che meglio racconta il legame indissolubile tra la città e i suoi colori, ed è il cuore dell’intervista rilasciata dal tifoso fotografo Antonio Errichiello a The Atlantic Dispatch.
Due generazioni di sostenitori, due modi diversi di vivere la stessa passione: chi ha conosciuto l’epopea di Zemanlandia, quando il Foggia di Zdeněk Zeman divenne la seconda squadra del cuore di mezza Italia, e chi, più giovane, è cresciuto tra poche gioie e tante difficoltà.
«Quello che unisce tutti – spiega – è l’amore per questi colori. In ogni bar, in ogni parco, ovunque tu vada, si parla di calcio. È questo che rende unico il nostro club. Nonostante tutte le difficoltà degli ultimi anni, la gente non ha mai smesso di amare questi colori. È un legame speciale tra una società e la sua città».
Tifare Foggia, per lui, è un atto di fede, un amore tramandato di padre in figlio, qualcosa che sogna di lasciare in eredità ai propri bambini.
E il consiglio ai concittadini è chiaro: «Amate un po’ di più la vostra città. Facendo street photography scatto molto tra le strade di Foggia e sul mio profilo Instagram antonioerrichiello.jpg si possono vedere i miei lavori. Proprio scattando in giro riesco a vedere la bellezza che a molti è sconosciuta».
Parole sincere, che raccontano meglio di qualsiasi comunicato ufficiale cosa significhi essere rossoneri.
Perché a Foggia il calcio non è solo uno sport: è cultura, è identità, è casa.
Leggi l’intervista completa su The Atlantic Dispatch
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