Ai play off ci sono le squadre che hanno meritato di più?
Sicuramente sì: se stanno lì hanno dimostrato di valerlo. Anche noi, che ci siamo intrufolati in un discorso che sembrava riguardare altre squadre come Ternana, Perugia e Salernitana, che puntavano in alto. Noi, come il Taranto, siamo una neo-promossa e siamo felici di essere al tavolo delle migliori. Soprattutto perché, in organico, abbiamo davvero pochi giocatori che già conoscevano la C1.
Quale delle quattro squadre è favorita?
Nei playoff non ci sono favorite: credo che partano tutte alla pari, che non esista la possibilità di sbilanciarsi. Sulla carta ci sono quelle che hanno il favore del campo nella gara decisiva, ma è un vantaggio che può essere annullato. Del resto se dicono che i playoff sono una lotteria, ci sarà un motivo: avete mai sentito parlare del biglietto favorito in una lotteria?
La sua formazione dove può arrivare?
La mia squadra è giovane, sbarazzina, imprevedibile: potrebbe fare una grande serie di playoff come potrebbe fare male sin dalla prima partita. Siamo un’incognita, ma io conosco i miei uomini e ho fiducia: non abbiamo mai fallito un appuntamento importante in questo campionato. E’ chiaro, però, che i playoff hanno altre tensioni: bisogna essere abituati anche a queste. Il nostro vantaggio è che partiamo da imbucati: quello che ci sta accadendo è già un buon risultato. Adesso ce la giochiamo.
Come si vincono i play off?
L’argomento più importante è la condizione atletica, perché farà molto caldo e bisognerà essere preparati, stare bene. Fisicamente è importante non solo la preparazione, ma serve anche recuperare energie. Poi è utile l’esperienza: essere abituati a questo tipo di partite è importante, perché meno patemi d’animo ci sono meglio è. Serve per non avere paura del tifo avversario, delle situazioni ambientali.
Qual è il vostro punto di forza?
E’ l’organizzazione: siamo una squadra che gioca a memoria, anche perché stiamo insieme da tre anni. E poi siamo un gruppo forte caratterialmente, che non ha paura dei diecimila, dei quindicimila tifosi. Se non avvertiamo queste pressioni siamo già ad un buon punto, perché i miei giocatori, in campo, sanno quello che devono fare. Puntiamo sul collettivo e sull’intensità: è quello che
sappiamo fare meglio.
Fonte: Corriere del Giorno
Fonte foto: sscavesecalcio.it
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