Foggia, l´ottimismo come chiave di lettura

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Un gradino è stato messo nella lunga e lenta risalita del Foggia. Si tratti del gradino relativo alla concentrazione e all´umiltà, doti non pervenute a Sesto ma tornate in campo nel catino di Busto Arsizio e destinate ad essere la base, il leggero vento di primavera per un Foggia che chiede il giusto tempo per trasformarsi da crisalide in farfalla. Contro la Pro Patria il gioco si è intravisto a sprazzi ma probabilmente la colpa non va ascritta a fattori esclusivamente tecnico – tattici. Per intenderci, se il Foggia domina a Sassuolo, fa calcio spettacolo e porta a casa i tre punti in dieci uomini davanti a mille tifosi chi lo ferma più? Invece, i quattro gol rimediati in venti minuti, caso più unico che raro (al di là di infortuni o assenze), hanno probabilmente intaccato la fiducia della squadra nel lavoro settimanale. In determinate situazioni un pò di fortuna vale più di mille schemi. Se allo speroni di Busto solo una delle azioni create fosse terminata alle spalle di Anania il processo di crescita avrebbe subito un sensibile progresso. Avrebbe posto rimedio anche all´avanzante sterilità offensiva (da tre turni non segna un attaccante), in una situazione identificabile come emblema del classico “gioco della coperta”: se a Sassuolo copri l´attacco e scopri la difesa prendi gol, se a Busto copri la difesa e scopri l´attacco rischi di segnare meno. L´ideale sarebbe trovare il giusto equilibrio…in parole povere trasformarsi in grande squadra, ma il processo richiede la necessaria calma e dedizione. Magari può anche non realizzarsi, magari sarà impossibile mettere velocemente assieme una squadra completamente nuova, ma se l´anno scorso ad inizio campionato aspettavamo tutti con paura il momento in cui la fortuna avrebbe smesso di aiutarci (momento puntualmente arrivato nel pantano di Salerno), quest´anno siamo tutti in attesa del momento in cui girerà la fortuna a nostro favore, la gara in cui questa squadra comincerà a giocare al massimo delle sue possibilità. Una differenza mica da ridere.