IL PERSONAGGIO: Cuoghi, che ne diresti di cambiare?

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Aveva lasciato il Foggia nel nubifragio di Salerno, lo ha ritrovato nella pioggia battente di Taranto.
Mister Cuoghi, dall´Arechi allo Iacovone, gara dopo gara, ha assistito alla preoccupante involuzione del suo Foggia che nelle ultime sei gare, appunto, ha collezionato otto punti. Troppo pochi per un Avellino che, nello stesso numero di gare, ne ha fatti il doppio, prendendo il largo in classifica.
La sua squadra si è lentamente trasformata. Di male in peggio. Ha perso la sua concretezza che garantiva i punti necessari per tenere un passo da grande. Non trova più i colpi di genio dei suoi campioni che, in assenza di ´gioco´ (quello che il Foggia non ha mai avuto, da inizio stagione), sopperivano a tale mancanza con intuizioni da tre punti.
Ma qual è il male del Foggia? La mancanza di un vero bomber d´area di rigore che riesca a metterla dentro sempre e comunque? Forse. Ciò che, invece, è sotto gli occhi di tutti è la mancanza di schemi offensivi. Ogni schema d´attacco, nel Foggia di Cuoghi, è accantonato per dar spazio agli schemi da oratorio: i cosiddetti ´palla fai tu´ e ´lancio lungo e pedalare´.
Il non sapere cosa fare con la palla al piede è un male pericoloso, ma forse al mister non è ancora chiaro. Dichiarazioni postpartita dello Iacovone docet. “Dobbiamo migliorare in fase di non possesso”. Ok mister, va bene. Ma all´attacco chi ci pensa? Preferisce avere la miglior difesa, va bene. Ma non è possibilie che una squadra che punta al vertice debba vedere la sua concorrente diretta (l´Avellino, ndr) avere ben ventuno gol fatti in più (e solo cinque subiti in più, caro Cuoghi).
Sicuramente il Foggia sarà aiutato nella sua corsa alla serie B dal potenziamento dell´organico al mercato di Gennaio. Ma le idee, mister, non si comprano da nessuna parte.

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