La panchina gli logora l´anima. Se potesse prenderebbe a calci e pugni tutto e tutti, ma è un galantuomo, non lo farebbe mai e, così, ingoia di domenica in domenica il boccone amaro dell´esclusione. Quella maglia numero 18 non rende onore al suo talento e questo David Mounard (il galantuomo in questione) non può accettarlo.
Lui se ne stava lì seduto e, abbandonatosi sulla panca, ammirava con rabbia e invidia i suoi compagni di squadra abbattere il Gallipoli e conquistare la vetta della classifica senza il suo contributo.
Poi, al 23´ del secondo tempo (quando il Foggia conduceva già per 1-0 in virtù della geometrica punizione di Cardinale che, accarezzando la palla, ha trafitto un immobile Indiveri, rimasto attonito nell´osservare l´angolino alto della rete alla sua destra gonfiarsi inesorabilmente) qualcosa accade, mister Cuoghi si passa una mano sulla coscienza e manda il francese in campo. Lo Zaccheria esplode, rumoreggia e lo invoca a gran voce. “Non posso deluderli” avrà pensato David, impegnato dall´inizio della stagione nell´affannoso tentativo di convincere l´allenatore (non voleva deludere anche lui) a concedergli spazio e restituirgli quella maglia numero 10 che gli spetta quasi di diritto. Passano centoventi secondi dal suo ingresso ed ecco samba, rumba e cha cha cha: sinistro, destro, sinistro e palla in rete. Sembra la scarica di pugni scagliati da un pugile che, ferito (come messier Mounard nell´orgoglio), cerca la reazione giusta per mettere ko l´avversario che fino a quel momento gli aveva fatto del male. E invece no. Sono i tocchi (tre in tutto) che Mounard fa per portare il Foggia sul 2-0. Riceve palla, la tocca con il sinistro come a seguire il movimento della sfera cuoiata (ingannando un difensore che cercava di opporsi in contrasto), la nasconde di destro al portiere in uscita, la fa riapparire in rete di sinistro: tutto nella frazione di un secondo.
Poi l´urlo: liberatorio, rabbioso, felice, stizzito, gioioso. Un misto di sentimenti (in un urlo solo) che non si possono descrivere per quanto complessi siano (come, del resto, lo è l´animo umano).
Ora non ha più nulla da dimostrare a Cuoghi. Sta al tecnico decidere cosa fare. Dispiace dirlo ma per il momento resta un genio incompreso… dal suo allenatore…
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