In Prima Divisione alcune societ�, anche se in numero inferiore rispetto alle scorse estati, si sono avventurate in campagne acquisti milionarie in termini di euro e stanno facendo il passo pi� lungo della gamba (come ama spesso ripetere il presidente Macalli). Si vedono riconoscere ingaggi stratosferici a giocatori dall´incerto futuro. Tutto farebbe pensare a presidenti con risorse illimitate, mentre si sa che le cose non stanno in questi termini. Il rischio di saltare, in Prima Divisione, � sempre in agguato. Basta che il mecenate di turno venga meno agli impegni presi e tutto va a carte quarantotto. Il recente caso Lucchese � paradigmatico: il passo � stato breve, dalla serie A prospettata in tre anni al fallimento, per i tifosi rossoneri.
Il fatto � che la neonata Lega Pro rimane pur sempre la vecchia serie C1. Vale a dire un campionato che si pu� trasformare, con incredibile facilit�, in qualcosa di simile a un inferno. Molti dirigenti ritengono che, proprio per questa ragione, ci si debba transitare per il minor tempo possibile e non vedono l´ora di togliersi di torno. Spendono e spandono per risalire. Ma per andare dove? In una serie B sempre pi� oscurata e mortificata?
Certe (faraoniche) campagne acquisti prestano, dunque, il fianco a giustificate censure. Vengono dilapidate montagne di soldi alla faccia dell´auspicato, e ineludibile, contenimento delle spese di gestione. Senza peraltro che siano centrati, nella maggior parte dei casi, progetti consoni all�impegno economico profuso. E, ci� che pi� conta, costruiti a misura della categoria e delle citt�. Tale (sciagurata?) condotta � talora determinata dalla spinta delle piazze. Si vuole tutto e subito. Non ci si rende conto che, buttando soldi dalla finestra e legandosi con abnormi ingaggi pluriennali a giocatori che si rivelano poi impresentabili per la categoria, i nodi verranno prima o poi al pettine. Altrimenti come si potrebbero spiegare i fallimenti che, da molti anni a questa parte, sono diventati una costante storica della terza serie?
La stampa, e i tifosi, fanno poco o nulla per contrastare certi comportamenti. Anzi, ci sono documentati casi in cui sembrano cavalcare la tigre. E spingere i presidenti a condotte che si dimostrano, nel tempo, veri e propri boomerang per le societ� (le citt�) di cui sono alla guida. Un maggior spirito critico e una minore ossequienza anche da parte degli organi di informazione, sarebbero fondamentali per evitare errori previsti e prevedibili.
Dalla Lega Pro tutti vogliono andare via il prima possibile, salvo rimpiangerla quando viene definitivamente perduta. Nessun club blasonato di passaggio si sforza di lasciare qualcosa di veramente costruttivo, e lungimirante, dentro una categoria nella quale si sente sminuito. E dove, viceversa, resta intrappolato talora per parecchi anni. Ecco, cos�, che la Prima Divisione continua a non avere una sua precisa identit�. Ad essere considerato un melting pot indefinito. Mentre basterebbe sforzarsi, con poche e utili iniziative condivise, per cercare di costruirne una purchessia. Cosa che sarebbe possibile e necessaria. E invece la sola cosa che si riesce a fare � rinviare di una giornata l´inizio dei campionati fissato per il 31 agosto, in segno di protesta contro il contingentamento delle rose deciso da Macalli in Prima e Seconda Divisione.
Fonte: Calciopress.com
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