MATCH ANALYSIS: FOGGIA HELLAS VERONA

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scritto da Piero Colangelo
Allenatore UEFA B
Match Analyst SICS
Osservatore Scout R.O.I.

L�ambiente calcistico foggiano temeva molto la sfida con l�Hellas Verona anche in virt� nella mediocre prestazione di Perugia, e se la partita � cominciata con una protesta composta delle curve ed � terminata tra gli applausi convinti dell�intero stadio ci� dimostra soltanto come a volte il calcio sfugge a qualsiasi logica. Solo settantadue ore prima si parlava di squadra senza grinta e con una condizione atletica scadente, al contrario, dopo la gara, tifosi ed osservatori sono stati concordi nell�affermare che la partita con i veronesi � stata dominata dalla squadra rossonera che ha saputo sopperire al gap tecnico con grinta, determinazione e forza atletica.
Gran merito va riconosciuto a Padalino che ha saputo lavorare nei pochi giorni in cui ha preso in mano la squadra soprattutto, ma non solo, sull�aspetto mentale, ridando fiducia, motivazioni ed autostima ad un gruppo depresso dai risultati negativi e dall�aver perso la capacit� di fornire prestazioni all�altezza di quelle che sono le sue potenzialit�.
Quello che pi� incoraggia dopo la prestazione con il forte Verona � che la squadra ha saputo comandare per lunghi tratti la gara, riuscendo a mettere in difficolt� l�avversario attraverso un pressing aggressivo che rendeva difficoltosa agli scaligeri la costruzione dal basso a cui si accompagnava una fase di possesso che prevedeva tanta densit� nella met� campo avversaria con l�ampiezza e la profondit� garantita dagli esterni, centrocampisti e dalle punte, che spesso metteva in seria difficolt� la linea difensiva avversaria. Se questo modello di gioco verr� riproposto anche nelle partite che seguiranno alla lunga sosta di gennaio, siamo certi che non mancher� lo spettacolo all�esigente pubblico rossonero.
Assetto tattico e contrapposizioni:
Nella partita con il Verona si � vista una netta discontinuit� con il passato, con l�allenatore che � passato dal modulo 1-3-5-2 ad un �flessibile� 1-4-3-3, con il passaggio alla difesa a 4 e con il contemporaneo l�avanzamento di Kragl nella zona mediana del campo. Al momento non � dato sapere se questa sar� l�impostazione definitiva o sia stata una scelta frutto di ci� che l�organico attuale � in grado di offrire ma non vi � dubbio che Padalino abbia cominciato a dare la sua impronta all�impianto di gioco che, indipendentemente di quello che sar� il modulo, intende adottare. Si sono intravisti principi di gioco, alcuni riscontrabili altri no nelle squadre da lui precedentemente adottate, e soprattutto l�allenatore ha cercato di mettere i calciatori nelle posizioni e con i compiti a loro pi� congeniali. Pertanto non pi� alcuni calciatori che si adattano ai principi di gioco dell�allenatore, ma � l�allenatore che adatta il proprio modello di gioco a quelle che sono le caratteristiche dei calciatori a disposizione.
Ci� non autorizza a pensare che tutti i problemi sono stati risolti. E� risultato evidente che questa squadra abbisogna di correttivi che dovranno necessariamente essere apportati in sede di campagna acquisti perch� essa trovi maggiore equilibrio, flessibilit� e razionalit�.
Costruzione del gioco.
Cos� come � nella filosofia dell�allenatore, il Foggia ha provato a costruire dal basso, 5+2 ( Tonucci, Martinelli e Ranieri pi� uno o entrambi i centrocampisti centrali) con i due esterni collegati.
Pur in mancanza di un vero � proprio play le uscite dal basso sono state efficaci anche perch� il Verona rinunciava ad un pressing medio ed alto .

Sviluppo dellメazione e gioco sulle fasce
Sono stati attuati alcuni accorgimenti che differenziano il modello di gioco attuato dal tecnico da quello classico del 4-3-3.
Innanzitutto in fase di possesso a Ranieri non � stata data licenza di avanzare ( di solito nel 4-3-3 gli esterni bassi avanzano a fasi alterne). L�ex fiorentino aveva il compito di coprire la fascia e soprattutto le avanzate di Kragl. In tal modo il tedesco non si � sobbarcato gli affannosi recuperi in caso di ribaltamento dell�azione che spesso facevano perdere al calciatore la necessaria lucidit�. Ha spinto molto sull�altra fascia Zambelli, che ha dato un costante appoggio a Galano sulla fascia destra.
In definitiva, lメampiezza veniva garantita sulla fascia sinistra da Kragl che, in pratica, ha giocato nella posizione solita di モala aggiuntaヤ, mentre la fascia destra era presidiata dallo stesso Zambelli , che ha operato a tutta fascia, e Galano.
Iemmello e Mazzeo assicuravano profondit�, agendo praticamente da punte centrali e nessuno dei due da esterno di fascia, cos� come prevede il sistema 4-3-3. Agnelli e Gerbo hanno operato da mediani nella zona centrale, muovendosi a pendolo, con i movimenti tipici del modulo 4-2-3-1.
Fase difensiva
Spesso il Foggia ha operato un pressing alto e medio, rendendo difficoltosa la costruzione bassa da parte del Verona. Non sono stati rari i casi di riconquista della palla nelle situazioni di uscita della squadra avversaria.
Al pressing offensivo hanno partecipato le tre punte e le mezzali con l�obiettivo di riconquistare la palla pressando sul portatore e sugli appoggi. Tutto ci� permetteva alla squadra di rimanere corta e con la linea difensiva molto alta.
Alla fase di non possesso ha partecipato anche Galano con il compito soprattutto di creare densit� e chiudere le linee di passaggio agli avversari. Ottimo � stato il lavoro di interdizione e intercetto dei due centrocampisti centrali Agnelli e Gerbo. In fase di non possesso il 4-3-3 di Padalino si trasformava in un 1-4-4-2 con le due punte centrali che rimanevano sopra la linea della palla in attacco preventivo.