“Il calcio come simbolo del malessere del paese”. E´ questo il concetto espresso dal giornalista Oliviero Beha durante la conferenza stampa di presentazione del suo nuovo libro tenutasi nelle sale di palazzo Dogana. Il testo, dal titolo”Indagine sul calcio”, prova a recuperare la tradizione ormai perduta delle inchieste giornalistiche. “Al giorno d´oggi -commenta Beha-, le notizie sono usate come armi contro l´avversario, dalla politica allo sport, e si è persa la necessità di apprendere attraverso le notizie”. Il libro, mandato alle stampe pochi giorni prima dello scandalo “calciopoli”, risulta oggi ancora attuale, approfondendo le riflessioni scaturite dalle numerose intercettazioni nel mondo del calcio. “Calciopoli ci ha fatto capire che il calcio è irriformabile. Non c´è stato il classico colpo di spugna che tutti si aspettavano e questo assume i toni di un rigore sbagliato senza portiere tra i pali -commenta ironicamente il giornalista-, forse per incapacità del “calciatore” o per semplice volontà di spedire la sfera fuori. Quello che mi preme sottolineare, però, è che calciopoli non è uno scandalo relativo solo al calcio, ma è simbolo del costume di un intero paese. Se le intercettazioni di Moggi ci fossero state anche in altri settori scopriremmo un´Italia completamente diversa. E´il paese intero ad essere malato, non una sola parte del sistema”. L´attenzione di Beha poi si spostano sul tema lealtà, valore ormai dimentcato del calcio:”Questo sport è uno straordinario mezzo di comunicazione che, però, manda segnali negativi. Ad esempio si parla di Cannavaro come nuovo pallone d´oro. Questo premio riguarda, però, solo la bravura sul campo e non di certo l´etica. Come possiamo scordare le intercettazioni per il passaggio del difensore dall´Inter alla Juve, le dichiarazioni contrastanti sul caso Moggi, e ancora le flebo a Mosca prima di una partita di coppa Uefa. Oppure, per fare un altro esempio, la felicità di Foti (presidente della Reggina ndr) dopo la penalizzazione per inosservanza “solo” della lealtà sportiva. Proprio di questa lealtà ne hanno fatto strage, invece di legarla saldamente alla base di uno sport al quale gli italiani si rivolgono per tornare bambini ed essere felici”. In chiusura, il giornalista spiega la ratio del suo libro:”Non voglio imporre il mio punto di vista nel cambiare il calcio, voglio che lo facciano altri, purchè lo facciano”.
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