Si volta pagina….

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Morgia se ne è andato. Foggia non è più casa sua. Ha messo via la tuta rosso e nera con il satanello sul petto.

Nove mesi in Capitanata, quattro dei quali trascorsi a lavorare in condizioni difficilissime, che rasentavano il proibitivo. Voleva metter sù un bel progetto, sullo stesso trampolino che aveva catapultato i personaggi della fiaba zemaniana alla ribalta del grande calcio.

Non c´erano i presupposti nella prima parte della sua esperienza foggiana, eppure lui era riuscito a costruire qualcosa di concreto. Una squadra quadrata, che in trasferta sapeva essere cinica e cattiva come il più consumato giocatore di poker. Sul tavolo verde dello Zaccheria, però, solo delusioni ed appena un “centro” ottenuto dal sinistro in corsa di Lillo Catalano.

Salvezza sul campo, e successivamente permanenza nella dimensione pallonara ottenuta nei temutissimi uffici della Lega. Tanto entusiasmo e tutti in attesa di sapere chi fosse il prescelto di Pavone.

In Trentino alla fine fu proprio lui, il tecnico dai folti baffi a guidare il neonato sodalizio. Tanti giovani da testare e un ritornello che ripeteva “Foggia è un cantiere aperto”.

Però c´era serenità perchè i presupposti c´erano tutti. E la base era proprio la sintonia fra il direttore tecnico e Morgia. Nel mezzo i contrasti con i dissidenti post-coccimigliani, qualcuno che finiva fuori rosa, calciatori che prendevano altre vie o che venivano respinti alle porte della Capitanata perchè non rientravano nei piani tecnici. Tutto in sintonia, sempre, perchè tanto comunque il campo avrebbe ripagato.

Poi qualcosa s´è rotto; incomprensioni, malintesi, obiettivi diversi. Evidentemente è stato così. Il tutto è finito sotto un tappeto e non è stato affrontato al momento giusto.

Ma nel frattempo il campionato partiva e con esso anche le delusioni. A Castellammare era un Foggia troppo giovane ed ingenuo, con la Sangiovannese si era tutti inguardabili ed a corto di preprazione, col Martina sbagliato l´approcio psicologico. Ma si rimaneva inguardabili.

Poi due boccate d´ossigeno contro Frosinone e Pisa, segue il “vorrei ma non posso” esibito nella gara contro il Perugia. I rossoneri che danno l´impressione di poter battere un avversario ugualmente a corto di preprazione e con una squadra costruita al volo, ma che ha qualche punto in più in classifica. Va male anche al Curi.

Segue l´allontanamento e la polveriera dei tifosi che esplode. Il mister era andato via, malgrado le loro dimostranze pro-Morgia. Contro Pavone che l´aveva tradito e che aveva esaurito le scorte di pazienza. Guardando quattro punti in sei gare e il penultimo posto.

E adesso? La querelle è alla fine e l´epilogo, dolce o amaro che sia, è stato già scritto. Non servono tensioni, nè schieramenti. Serve guardare in faccia la realtà ed affrontare l´attualità. Il bipartitismo Morgia-Pavone non ha più ragione di esistere. E forse, nella realtà, non ci è mai stato.

Col Grosseto in panchina ci va Rumignani e in campo ci va il Foggia. Quello che resta sempre e comunque, indipendentemente dalle sintonie che si sfaldano. E senza pensare troppo a chi indossa la tuta rosso nera, col satanello sul petto.